Infernal Poetry: Paraphiliac

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Infernal Poetry

Paraphiliac

(CD, Bakerteam records)

death metal

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Infernal Poetry- ParaphiliacOggi si gioca in casa, ed è una soddisfazione.

Campanilismi a parte, i marchigiani Infernal Poetry sono da molti considerati una realtà anomala all’interno del panorama death. La loro musica, melodica e strutturata, è stata definita schizo death metal per i suoi cambi imprevedibili e l’aggressività che la pervade.

Il nome è rimasto loro addosso, provando che il termine era azzeccato nel delineare l’originalità che li contraddistingue (quanti gruppi posso vantarsi di aver definito un genere?).

Paraphiliac è il quarto album ufficiale della loro carriera, iniziata nel 1996. Considerato un progetto maturo, summa degli sforzi precedenti, è nato a lunga distanza dall’ultimo lavoro (Nervous System Failure, 2009).

L’album è composto di dieci tracce, due delle quali esclusivamente strumentali. La prima è Preliminaries, che cala l’ascoltatore in uno stato d’alienazione e, come suggerito dal titolo, prepara a quello che seguirà.

L’altra è The Miss Treated: un collage di musica e audio estratto da film porno, con un risultato affatto scontato.

Il tema è quello definito dal titolo: la parafilia, o l’insieme di quei comportamenti sessuali considerati deviati, e che escono dal classico rapporto con coito.

Se pur non si tratti propriamente di un concept album, il fil rouge è chiaro e rende il cd coerente.

Il terreno in cui le distorsioni prendono a crescere è ben descritto. Alienazione, dipendenza da internet, isolamento fisico e sesso virtuale a costo zero: cosa ci obbliga a confrontarci con l’altro e dover rendere conto di quello che siamo diventati?

Si tratta di un album senza sbavature, in cui risaltano pezzi come The Copy Paste Syndrome e In Glorious Orgy. Presto, inoltre, uscirà il video di Barf Together.

Paraphiliac suscita emozioni non razionali.  Un lavoro ipnotico che, soprattutto per merito della chitarra, t’irretisce, per poi cambiare direzione, destabilizzandoti. La voce assume il compito d’esprimere tutte le sfumature della follia, supportata da una sezione ritmica che ti rincorre senza sosta.

E’ come vedere un buon film disturbante: attira, ma spaventa.

 

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