Domenico Lancellotti: Cine Privé

Il polistrumentista carioca di origini italiane si racconta nel suo Cine Privé, dove la musica popolare brasiliana e quella elettronica si incontrano creando un nuovo e originalissimo genere musicale

Domenico Lancellotti

Cine Privé

(Cd, Malintenti Dischi)

brasiliana, tropicalismo

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Domenico Lancellotti- Cine PrivèDopo diversi progetti realizzati con il suo gruppo +2 prodotto da David Byrne e conosciuto fino ad ora più in Sudamerica che in Europa, Domenico Lancellotti decide, grazie a un’etichetta discografica tutta italiana, di diffondere la propria musica anche nel Vecchio Continente realizzando Cine Privé, una vera e propria biografia musicale che racchiude il frutto del lavoro di 3 anni conclusosi con l’uscita del suo primo disco da solista.

In lingua portoghese Cine Privé significa cinema erotico. Domenico, invece, allude alla traduzione letterale del termine, ovvero cinema privato, all’interno del quale il cantante utilizza musica e parole per ripercorrere la sua vita artistica e le sue radici, tanto che tra le tracce contenute nel disco troviamo Su di te, un pezzo attraverso cui l’artista sudamericano omaggia le sue origini italiane scritto a quattro mani con Alberto Continentino che rievoca un po’ il Sanremo dei tempi migliori sia per il testo che per l’arrangiamento sixties.

Rendono l’opera ancora più personale le collaborazioni di alcuni dei suoi amici più stretti che lo accompagnano per tutto l’album fra cui figurano, tra gli altri, Adriana Calcanhotto e Glenn Kotche (batterista degli Wilco).

La moltitudine di cantanti e gruppi musicali che influenzano Domenico, unita alla varietà degli artisti che partecipano a questo lavoro, danno vita a un disco difficile da catalogare con un genere musicale specifico, ma il più azzeccato, anche se non per il cantante poiché rifugge ogni tipo di classificazione, sembra essere quello di Nuovo Tropicalismo, alludendo alle sonorità brasiliane anni ’60 che, rivedute e modernizzate al punto giusto, si trasformano in un frizzante cocktail di jazz, bossa nova, samba e musica popolare brasiliana.

L’album si apre proprio con la traccia che dà il titolo all’album, che mette subito in chiaro all’ascoltatore che non siamo di fronte al cliché del cantante brasiliano maliconico accompagnato nelle sue canzoni unicamente dalla chitarra e dalle percussioni ma che si diverte a bilanciare i tipici strumenti utilizzati dai più grandi esponenti della MPB con una buona dose di sonorità elettroniche che culminano nell’ultima traccia strumentale Hugo Carvana, che chiude il CD come i titoli di coda alla fine di un film.

L’alternarsi di pezzi ritmati e allegri come Receita e Zona Portuaria con suoni più calmi e poetici nella loro semplicità come Pedra e Areia rendono il lavoro nel complesso molto orecchiabile, calibrato e, proprio come un bel film, impossibile da apprezzare appieno se ascoltato da metà o dalla fine. Dunque sedetevi comodi, prendete i popcorn e premete play.

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Francesco Martinelli
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