Dave Cloud & The Gospel Of Power: Practice In The Milky Way

L'autenticità vecchio stile di un sound consolidato e genuino, oppure un automatismo compositivo un po' manieristico? Difficile comprendere il nucleo reale dell'ultima creazione del cantautore di Nashville e della sua band

Dave Cloud & The Gospel Of Power

Practice In The Milky Way

(Cd, Fire Label)

southern rock, garage rock, protopunk

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Dave Cloud & The Gospel Of Power- Practice In The Milky WayDopo i primi minuti di ascolto di un disco come questo ci si può lasciare andare a divagazioni poi non troppo azzardate nel tentativo nemmeno così pionieristico di capire le radici musicali e materiali di Dave Cloud: la prima immagine che vi si parerebbe davanti sarebbe uno di quei locali un po’ diffamati ma molto rock’n’roll old style, allagati da fiumi di Jack Daniel’s. E in effetti ci sareste andati vicini: il cliché non è un cliché, ma la realtà, dato che è proprio da Nashville, Tennessee, che Dave Cloud & The Gospel Of Power provengono.

All’incrocio tra la strada del jazz e del blues più sgangherati e del southern country, Practice In the Milky Way si avvale però anche di ritmi decisamente viranti al proto-punk, corredati da una prestazione vocale graffiante e ruvida. Un po’ alla Tom Waits, per intenderci. Anzi, più spesso si tratta di un’impostazione discorsiva, da cantastorie, discostata dalla melodia, la quale retrocede a puro accompagnamento.

Dave Cloud è sulle scene da molto tempo, in modo più o meno ufficiale: intercorrono vent’anni tra il primo show e il primo disco in studio, mentre la produzione con The Gospel Of Power, quantificabile in tre album, si colloca interamente negli ultimi quattro anni. In questa lunga militanza il musicista è stato innalzato ad icona “sciamanica”, forse per queste scelte stilistiche dalle atmosfere distorte e fosche.

Eppure tutto il fascino di questa ultima produzione si esaurisce tutto dopo le prime tracce, un po’ per una spirale discendente della verve nelle tracce centrali, un po’ per la ripetitività, spezzata da rare parentesi più mordenti. Così la musica finisce per autorelegarsi a mero sottofondo musicale per i clienti di quell’anonimo locale del Tennesse da dove eravamo partiti.


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Delia Bevilacqua
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