Corb Lund: Things that can’t be undone

Il canadese Corb Lund esce con Things that can’t be undone, una bulimia di tracce di americana che non scoprono nulla se non far sognare  ripetizione cose giù sognate a iosa
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Corb Lund

Things that can’t be undone

(New West Records)

americana, folk

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corb lundAccoccolato sui versanti 60/70, quelli delle long ballad e dei tramonti rosso fuoco, arriva il nuovo album del cantautore canadese Corb Lund, Things that can’t be undone, una bulimia di tracce, sedici più un’intervista e un video, che spaziano dal rock leggero, folk, country, rockabilly, blues e quant’altro faccia “America” a tutto tondo, un disco che fa viaggiare la testa stando fermi e con l’anima libera, disinnescata.

Ma anche un disco (doppio) “prevedibile” nel classico e senza punte di eccellenza intesa come novità, il solito bel disco da ascoltare sognando tra una cosa da fare e un’altra da pianificare, e dove anche l’usura dell’ estetica stilistica mostra cedimenti e pochi spazi (nessuno) in cui possa intrufolarsi anche il minimo sindacale di “ibrido”.

Comunque nel suo “mondo” il lavoro è ineccepibile, storie, personaggi, ironia e fasci di roots colmano l’ascolto, un mood generale piacevole e variegato che gira sullo stereo con una forza catalizzatrice non male; tra i tanti brani, da evidenziare il Dylan che abita in Alt berliner blues, l’old country di Goodbye Colorado, un Johnny Cash dietro Washed-up rock star factory e le inossidabili Pietre Rotolanti al comando di Talk too much, brani che danno la dimensione di quello che cova dentro, tra Canada e California.

Ascolta il nuovo album di Corb Lund, Things that can’t be undone

 

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Max Sannella
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