Calvino: Gli Elefanti

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Calvino

Gli Elefanti

(Dischi Mancini)

canzone d’autore

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recensione-calvino-gli-elefantiGli Elefanti è il debut album del milanese Calvino, all’anagrafe Niccolò Lavelli. Grazie ad una formidabile abilità nel creare suspense, Gli Elefanti proietta in un universo piuttosto disorientante, dove una stessa canzone parla di crauti ma anche di astronauti. Perfino la rima non crea aspettativa. E sono i termini ordinari, dalle analisi del sangue all’utero, che assumono corporeità nel nostro immaginario.

In linea con le parole anche la musica che muove il genere verso il cantautorato alternative: un background vintage che riesce perfettamente nell’intento di dare al testo un ruolo da primattore.

Se da una parte il sound è d’altri tempi, dall’altra Calvino sembra proporre un romanzo di fantascienza, ma non solo: Ginevra poggia su una cornice leggendaria, quella di re Artù. Ed è così che, fuori dagli schemi del perfezionismo, anche gli errori segnano un contatto con la realtà (assieme ai crauti, come non ripeterlo!), inserendosi nell’organico sui generis che riflette il mood dell’album: errori come “parte integrante della musica”, a detta dello stesso Calvino.

Il progetto che sta dietro al disco è reso da una capacità di scrittura allo stesso tempo elaborata ed efficace. Un equilibrio che sembra spezzarsi dopo ogni parola, ma che prende senso nella sua interezza.

Milano est si apre ad un set sonoro allucinato, per stabilirsi su armonie più scure. Il timbro di Calvino è del tutto inatteso e forse per questo coinvolge. Il divertimento e l’entusiasmo del retroscena si percepiscono all’ascolto e rendono il tutto ancora più intrigante, immergendo chi ascolta nella riflessione proposta: infanzia, rabbia, amore e disagio esistenziale.

Denominatore comune di melodie e lyrics è una buona canzone d’autore degli Anni Duemila. Sensazionale, nel vero senso della parola, perché le sensazioni sono protagoniste indiscusse nell’album. Affascinante nella sua singolarità, l’atmosfera di Gli Elefanti sembra lontana, ma è pur sempre reale. Non a caso sono proprio gli elefanti a dare il nome. Una sorta di dimensione parallela che ti fa sentire vivo: uno schiaffo in una vasca di ghiaccio.

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