Belfast: Petrichòr

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Belfast

Petrichòr

(Areasonica)

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La rock band veneta Belfast, formatasi nel 2009 dall’incontro tra Stefano “Jimmy” Pase (in arte Jimmy Belfast) e Giorgia Favaro, inaugura la sua collaborazione con l’etichetta discografica Areasonica proponendo Petrichòr.

Si tratta di una miscela di un alternative rock duro e “tirato”, la cui potenza riesce a farsi apprezzare anche dai più incalliti fan dello stoner e del grunge, ma non toglie spazio a testi curati, riflessivi, dalle tematiche complesse, profonde e di grande impatto sociale.

Grande ritorno di questo gruppo che vanta all’attivo già due precedenti auto-produzioni, Sogni in tasca (del 2011) e Cicatrici (del 2013) e con un’importante attività live fra festival, palchi cittadini e “opening” ad artisti del calibro di Fatso Jetson, Blastema e Zen Circus. Fondato dallo stesso Stefano (voce & chitarra elettrica), e da Giorgia (basso) il duo viene affiancato durante i live da Pietro Lorenzetto in alternanza con Linda Favaro, per quanto concerne il discorso batteria.

Partiamo dal titolo: Petrichòr è un riferimento al profumo della terra arida bagnata dai primi temporali estivi, metafora del bisogno di stimolare un universo musicale inaridito, secco, privo di idee ed emozioni, società insensibile dedita semplicemente alla firma di contratti.

Un LP che si presenta (fin dalle sue prime note) come un rullo compressore a pieni giri. No Respect, primo singolo, è semplicemente devastante con chitarra distorta “dritto per dritto” ed una voce graffiante da brividi; seguite ogni dinamica musicale, dagli accordi alle ripartenze, alla cassa battuta con tutta la forza che si possiede per finire al testo così esplicito, semplice ma profondamente significativo.

Se dovessi paragonare lo stile musicale dei Belfast ad una bottiglia di buon vino direi che il palato viene immediatamente esaltato dalle sonorità anni ’70 – ’90: grunge mai dimenticato e sempre attuale (Nirvana, Alice in Chains, Screaming Trees), accolto da un retrogusto che sale piano, memore dei pilastri sacri che hanno trasformato il rock moderno (Led Zeppelin, The Rolling Stones, The Who).

Ascoltando Quale Senso o Gia.Da veniamo catapultati perfettamente in questo cerchio magico nel quale non possono mancare ballate alla Negrita dei giorni nostri, come Soluzione Rivoluzione, Sulla Terra o 20 Anni; qui si viene cullati  dalla voce di Stefano e da una chitarra al miele, viaggio nel cuore delle nostre emozioni più profonde.

Petrichòr è per tutti /e coloro che: ” …hanno ancora voglia di farsi bagnare da musica nuova ed hanno ancora sete e desiderio di emozioni”.

Disco caldamente consigliato.

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