Alteria
Nel Fiore Dei Tuoi Danni
(Vrec Records)
rock
Raramente mi era capitato di imbattermi in un disco in cui ho messo davanti l’aspetto lirico rispetto alla musica. Da oltre quarant’anni il primo aspetto che ritengo rilevante quando mi approccio ad un lavoro è chiaramente quello riguardante il sound che mi porta a capire se vi è la bellezza all’interno delle canzoni. Parto sempre da qui per poi sviluppare un giudizio complessivo su un album. Sul lirismo, di solito, mi fermo sempre, perché ritengo che le parole siano importanti, ma non fondamentali. Certamente faccio delle eccezioni quando inizio a leggere i testi, ad esempio, di un Cristiano Godano che sono delle vere e proprie opere d’arte che andrebbero fatti studiare nelle scuole.
Nel caso di specie, con questo nuovo lavoro di Alteria sono rimasto letteralmente spiazzato. Il motivo non è neanche troppo difficile da spiegare. Le sue liriche sono quanto di più vicino possa toccare una persona, più o meno, coetanea dell’artista in questione che si ritrova a vivere certe problematiche e determinate situazioni che sono così attuali che, a volte, ce ne si dimentica della loro pregnanza e importanza.
Bisogna partire da qui per capire il miglior disco realizzato da questa musicista, nota anche per i suoi impegni televisivi/radiofonici che l’hanno resa famosa in tutta Italia.
Il “problema”, però, è che Alteria ha una dimensione totale e possiede una voce bellissima che si incastona perfettamente con il sound che le ha cucito addosso un altro personaggio incredibile come Max Zanotti che ha curato la produzione di Nel Fiore Dei Tuo Danni, scrivendone anche la musica. Ed è proprio il sound impresso dal leader dei Casablanca che si rivela perfetto per Alteria.
Si spazia dal rock più tradizionale del termine (Rivolta), al blues paludoso di Salvami e Wonderfull, passando per la semi ballad dai toni malinconici (Personalissima) il cui testo è quello che ogni genitore scriverebbe per un proprio figlio quando quest’ultimo decide di abbandonare casa per proseguire il suo percorso di vita (e giù le lacrime…).
Altre perle sono la minimale L’Ultima, dalle sfumature elettroniche, l’acustica Camomilla Col Gin che ci riporta allo Zanotti solista e la conclusiva In Cortile, che con le sue liriche è un altro spaccato di vita vissuta che l’artista ci butta in faccia senza paura.
Che dire ancora? Nulla. Bisogna semplicemente comprare un disco del genere e supportare una musicista bravissima che sono anni che non sbaglia un colpo.
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