Nichelodeon: Cinemanemico

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Nichelodeon

Cinemanemico

(Cd, Autoproduzioneo, 2008)

sperimentale, elettroacustica, progressive

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Clima irreale. Che come il vento smuove tutto ma che è impossibile da vedere. Questa è la sensazione che arriva ascoltando Cinemanemico, un disco registrato live, tutto d’un fiato, durante la performance sperimentale “La stanza suona ciò che non vedo”, uno spettacolo che è stato in grado di appagare ogni senso: musica, letture (da “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” di Pellegrino Artusi), video (dal regista Marco Rossi), sculture (Letestedimary) e scenografie.

Racchiudere tutto in una registrazione può sembrare forse riduttivo per la brezza di innovazione e avanguardia che riesce a regalare il progetto Nichelodeon, ma preferisco pensare che sia stata tarata bene quella indiscutibile potenza evocativa della follia musicale.

Nichelodeon nasce nel 2007, dall’incontro tra Claudio Milano (cantante e autore di musiche per il teatro), Francesco Zago (chitarra elettrica), Maurizio Fasoli (pianoforte) e il jazzista Riccardo Di Paola (sintetizzatore), come progetto di musica d’autore che propone di scuotere e mescolare generi ed arti.

Una rappresentazione dell’essere umano? Probabile, se si pensa al senso di mancanza, perdita e disagio che si palpano dalle prime note fino all’ultima traccia (che non a caso è appunto Il ladro di giochi). Da suoni trascinati in modo suadente da un’indicibile male d’essere (La fame), accompagnati da una voce ipnotica, che sa giocare con gli strumenti e con sé stessa. Come una maschera. Da vorticose rincorse di chitarra, piano e sintetizzatore, si passa a momenti in cui il pianoforte è l’unico a poter esprimere con grazia struggente e disarmante (La mosca stregata) momenti difficili da interpretare. In Lascia ch’io pianga l’imponenza della voce lirica e pulita di Claudio e del pianoforte è totale e avvolge tutto, creando un terreno arido e grigio in cui la sopresa è l’invasione del caos elettrico. Caos e tenerezza. E’ questo forse l’intento di tutto il disco, che si scopre già alla terza traccia, accompagnandoci in quel filo conduttore che lega ogni parola ad ogni nota di questo lavoro.

La grande difficoltà in cui si può inceppare ascoltando questo disco è trovare la perla. Un aiuto ci viene lanciato dai toni abissali che salgono via via verso tonalità funamboliche, crescendi magici, ma anche aggressivi. E’ l’accostamento di dolce e acido di Malamore e la luna, il cui ritmo trascinante, originale e unico ne dà una canzone dal duplice verso: come se fossero due opposti personaggi a cantare, due caratteri obliqui accomunati da un “cilindro di luce”…

A spartirsi il podio è anche la risata sarcastica che si schiude nella melodia lontana di La torre più alta, anche questa attraversata dalla duplicità, dal gioco di due canzoni in una, risultato dello stacco completo di ritmo. La linea guida ci viene data dall’ascolto attento: “è compresa l’emozione nel gioco” è quello che viene marcato bene in Cinemanemico, come a mettere una lente di ingrandimento sui giochi psichedelici che riempiono questo lavoro da Disegnando cattedrali di cellule pt II ad Amanti in guerra dove l’intreccio di jazz ed elettronica non può sembrare altro che un litigio tra amanti.

Ci restano ritmi vorticosi, in cui voce e musica si abbracciano in una simbiosi unica. Psichedelia, avangardia e poesia si intrecciano nell’espressione della più pura voglia di contaminare tutto ciò che è essenza e contaminarSi di tutto ciò di cui è in grado l’uomo, di tutta l’arte. Jazz, prog, new wave. Lirica e teatralità. E ancora sarcasmo, gioco, seduzione e oscurità. C’è da perdersi tra le note di questo lavoro… tra un fiaba culinaria e la realtà che non vediamo…

Non ci resta che seguire il loro consiglio: “lascia che esploda la tua realtà, lascia che esploda la verità”… Cominciando dall’aprire bene le orecchie a questa poesia in musica.



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