Mondo BoBo: recensione di Con Gentilezza

Il Mondo Bobo ci porta Con Gentilezza in una storia dove, passato, presente e futuro si mescolano. Ognuno di noi ci troverà un pezzetto di se stesso.

Mondo BoBo

Con Gentilezza

((R)esisto)

alternative rock

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Ho cancellato e riscritto l’introduzione di questa recensione, e di conseguenza tutto il resto, tre volte. Procedendo con il numero di ascolti, via via, mi rendevo conto che c’era qualcosa che mi sfuggiva.

Era Piedi in terra, che ogni volta che riapriva il disco, rimetteva in discussione tutto il lavoro. Prima male, poi bene, poi di nuovo male; corredato da un video su Youtube si afferra che è un pezzo di spiccato sentimento antimilitarista. Eppure non era solo quello. Al ventesimo ascolto ho compreso dove era che mi si inceppava la sinapsi.

Con Gentilezza di Mondo BoBo non va ascoltato come un disco di alternative italiano. Va ascoltato come un lavoro cantautorale.
Probabilmente ti chiederai il perchè dell’esigenza di sottolineare questo fattore. In fondo ogni genere è formalmente cantautorale, se chi esegue ha scritto anche testi e melodie. E invece no. Il motivo per il quale esiste il genere cantautorale è che, indipendentemente dalla proposta musicale, esso è in grado di parlare a ciascuno di noi. I più riusciranno a trovare un significato condiviso. Una minoranza ne troverà un altro. E poi ci sono i cani sciolti, eccomi. Quelli che se stimolati a dovere trovano un significato del tutto personale. Questa è la magia del cantautorato. Raccontare storie che vanno bene per tutti, anche se non sono necessariamente le stesse per tutti.

In questo disco, sperando di aver inteso quello che intendevano Paolo Benedetti, Dario Gentili e Fabio Fantozzi, scorgo la storia di un uomo. Un uomo a metà del cammino che si dibatte tra la nostalgia del potenziale che aveva in mano e il rancore per un presente che non ha rispettato tutte le promesse fatte. Un rancore sordo che Con Gentilezza palesa tutti i limiti e i vincoli che alla fine lo hanno inchiodato in un contesto alieno. Un rancore simile ad innocua cenere grigia che si posa su braci. E la brace si sa, basta solo attizzarla per ricominciare tutto da capo. Il nostro uomo quindi è qui. Non sa cosa lo aspetta e si dibatte tra un sentimento di rinuncia pacifica e consapevole e un sentimento di “mai resa”. Entrambe possono essere scelte sensate per affrontare il futuro, forse ancora avverso. Certo, comunque, di aver finalmente imparato la lezione appena incassata dal presente.

La voce di Benedetti in tutto il disco mi comunica questo. Lenta, incessante e grave, salvo poi esplodere su versi carichi di furia, appunto:
“Sudato il battito in gola”, “Sapere e studiare, la nostra difesa al dilagare di odio e violenza”, e ancora “del Rombo del Tuono, eredita il suono”.
Questo è il mood, secondo il mio modesto parere, del disco.
Le tracce si susseguono e il nostro uomo combatte la sua battaglia interiore.

Piedi in terra e Ma quali eroi? aprono il lavoro con suoni che mi rimandano ai momenti più melodici di Blues for the Red Sun.
Uomo a una dimensione apre e rilassa gli animi verso i lidi che accolsero le proposte della scuola alternative italiana dei 90s. Sempre su youtube, accompagnata da un video a dir poco geniale e che ben racconta quanto caustico sia questo pezzo. Provare per credere.

Mondo BoBo e Nitrato d’Argento sono indiscutibilmente i pezzi migliori del disco.
La coppia di pezzi ben esemplifica quanto detto sopra. Il primo pezzo è un dito medio alzato a tutto quel che verrà. Il secondo, lento e grave, invece che guarda a passato e presente. Il reagente che ha reso possibile l’arte della fotografia, ci ricorda da dove viene quell’uomo e dove si sta trovando in questo momento.

Come lo sviluppo di un negativo, la coppia successiva di pezzi ci racconta la stessa battaglia nel verso opposto.
Kintsugi (arte del riparare manufatti usando l’oro) prosegue il discorso iniziato dalla traccia precedente. Insomma i ricordi appena riaffiorati da quelle fotografie sembrano aver placato gli animi e con una punta di malinconia capiamo: siamo tutti danneggiati a modo nostro e cerchiamo di portare a casa la giornata. Ma di nuovo, subito arriva Fuori Controllo che rialza il ritmo e il dito medio una seconda volta.

In questo loop nel quale si trova il nostro uomo arriva anche il momento della compassione e dell’empatia. Non è solo al mondo. C’è una pandemia in atto e (subliminalmente) con Settantuno e (meno subliminalmente) Andrà tutto Bene, il disco ci racconta da cosa è sorto e risorto il Mondo BoBo.

C’è ancora spazio per cancellare tutto di nuovo. Ancora una volta l’uomo in questione, cerca di tirare le somme e lo fa alla vecchia maniera. Come lo scrittore che strappa tutto quello che ha scritto fino adesso. Il matematico che cancella tutto e ricomincia l’equazione da zero. Il pittore che sferra il fendente sulla tela, così davvero è irrecuperabile. Questa è la tabula rasa del pezzo più acido, destrutturato, praticamente doom, del disco. Il Drago è Nudo.

Il disco chiude con Sempre uno più di te. L’uomo viaggia nello spazio e nel tempo e cerca di avvisare il bimbo che era. “Come si sogna si vive” sottolineato dal cambio dell’arpeggio è forse il momento più importante da focalizzare. La lezione che cerca di impartire. La più importante insieme a “Soli. Perfettamente soli”. Il disco chiude e per sapere come è andata a finire, se la correzione apportata è stata efficiente, basta solo far ripartire il disco e vedere se Piedi in Terra, riesce a raccontare di nuovo una storia diversa.

Musicalmente parlando il disco attinge a piene mani dall’alternative in senso lato dei 90s. Italiano. Ma anche Stoner, con una punta di Grunge e di acidità da fine millennio. IL tutto appoggiato sui temi esposti rende il lavoro estremamente distopico. Suoni ottimi, come composizione e produzione.
Unico Neo, ma questo davvero a titolo personale: la metrica delle linee vocali, in molti passaggi, presenta accenti sfasati ed è a tratti fin troppo recitativa. Forse valeva la pena cercare di trovare soluzioni che riuscissero a coniugarle in modo più aderente alla musica, senza per questo rinunciare al contenuto esposto. Un Neo che però fatta la pace con la sinapsi iniziale, non pregiudica più l’esperienza di ascolto.
Bel viaggio.

 

 

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