Meg vs. Phone Jobs: live report (Roma, Circolo degli Artisti, 7 gennaio 2010)

Psycodelice Tour v.2.0, ovvero Meg porta a spasso il suo disco accompagnata da un gruppo di telefonini!

Meg vs. Phone Jobs

Roma, Circolo degli Artisti, 7 gennaio 2010

Live Report

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Per me l’iPhone è sempre stato un oggetto da invasati, un mai desiderato oggetto del desiderio, un telefono che telefona come gli altri. Punto e basta.

Poi capita che vengo a sapere di questo concerto di Meg al Circolo degli Artisti, mi informo meglio e scopro che si farà accompagnare dai Phone Jobs: un trio di scemi che ha ben deciso di suonare esclusivamente con gli iPhone.

Allora basta con questo odio nei confronti della mela mozzicata, basta! Vado al concerto e sono sicuro, mi ricrederò!

I cancelli del Circolo si aprono. Non c’è il tutto esaurito, ma l’atmosfera è di quelle giuste: raccolta e familiare.

Alle 22.00 inizia il concerto. L’impatto scenico è esageratamente minimale e fa subito intendere che si sta per assistere a uno spettacolo non convenzionale.

Dagli anni ’80 ad oggi abbiamo imparato a vedere palchi senza batterie, amplificatori per chitarra o per basso, ma addirittura senza niente se non due tavolini con sopra un numero imprecisato di telefonini(tra i 7 e i 10) no, non l’avevo mai visto, ne immaginato!

La pasta è buona, il groove si sente e questi iPhone pensavo suonassero molto più low-fi, Meg poi è fantastica, sembra solo un pochino tesa e non del tutto a proprio agio, ma il concerto è appena iniziato, immagino le serva il tempo di scaldarsi.

Tra i primissimi pezzi subito i grandi successi di Troppo facile e Napoli Città Aperta e allora comincio a pregustare la possibilità di ascoltare anche qualche rivisitazione dei vecchi pezzi con i 99 Posse…ho l’acquolina!!!

I minuti corrono, ma ho ancora l’idea che Meg non sia tranquilla. La mia sensazione è confermata anche da una serie di sguardi che i 4 si scambiano sul palco bisbigliandosi suggerimenti da garage band tipo: ‘Ora?’ o ‘Ancora un giro!’.

Insomma diciamo che ad un occhio attento si fa strada l’ipotesi che il tutto sia stato preparato forse un pò troppo frettolosamente e anche l’orecchio non deve attendere molto perchè questo sia chiaro. Infatti dopo i primissimi pezzi si cominciano a sentire delle piccole ‘stecche’ qui e la che culminano poi in Permesso dove i Phone Jobs pasticciano abbastanza clamorosamente, Meg si scusa in qualche modo e se ne vanno tutti felicemente in pausa.

Dopo poco i nostri sono di nuovo sul palco, impostano gli iPhone per fare un ensemble percussivo, ma anche questo esce fuori parecchio malconcio. Stavolta al pasticcio partecipa anche la povera Meg che alza gli occhi al cielo e sembra proprio domandarsi ‘ma chi me l’ha fatto fare!?!?’.

Il peggio per il pubblico però (che nonostante tutto stava gradendo) deve ancora arrivare.

La brutta notizia è nell’aria e così dopo un altro paio di pezzi e a circa settanta minuti dall’inizio della performance Meg presenta i telefonisti, si prende gli applausi, inchino e poi sipario!!!

Dunque questi italiani pare che sfoghino la loro rabbia solo negli stadi in quanto nessuno, ma proprio NESSUNO, si è permesso di fischiare o di far in qualche modo sentire il proprio disappunto. Io ero già pronto a dover raccontare la cronaca di uno scontro tra sicurezza e fan incazzati neri ed invece, nulla.

Dodici euro per un concerto di poco più di un ora, contando la pausa e il pezzo strumentale siamo intorno ad un totale di 10/15 pezzi. Più o meno 1 euro a pezzo…

A parer mio è una vergogna!!!

Passiamo però ad una critica meno arrabbiata e più mirata al concetto musicale.

La voce di Meg è stata strabiliante come al solito. Calda, passionale e con quel tocco in più dato da un ben organizzato (almeno questo) utilizzo degli effetti voce. I Phone Jobs invece sono stati una delusione incredibile. Esageratamente imprecisi e visibilmente impreparati, secondo me in loro c’è veramente poco da salvare.

Quello che fanno con gli iPhone è esattamente quello che qualunque altro musicista elettronico fa con il pc.

Apple ha sviluppato per i suoi telefonini miliardi di applicazioni e tra queste ce ne sono di molte anche musicali, probabilmente ben fatte, anche perchè penso che vengano dall’esperienza maturata negli anni con lo sviluppo di Logic (software di produzione musicale per Mac) e così hanno reso possibile questo concerto.

Il fatto è che un campionatore per iPhone è IDENTICO ad un campionatore per computer, una drum machine per iPhone è IDENTICA ad una drum machine per computer e via dicendo. L’unica differenza sta nel fatto che su un computer basta un click, o la pressione di un tasto, per far partire un suono, con l’iPhone invece bisogna avere dita finissime e precisissime per affrontare quel maledetto touch screen…ed ecco qui che si creano i pasticci!

Alla fine più che un concerto mi è sembrato un grosso spot per il telefono dell’Apple! Artisticamente non è stato aggiunto nulla alle bellissime canzoni dell’artista partenopea, quindi non vedo veramente nessuna ragione reale per questo mini-tour di 5 tappe se non quella di mettere in tasca qualche soldino, con il minimo sforzo.

Voglio dirlo una volta per tutte: l’iPhone è un telefono, molto costoso, ma comunque solo un telefono!

Se volete divertirvi, scaricate pure i miliardi di applicazioni, fate canzoni, scrivete libri, costruite librerie drittissime (c’è un’applicazione che emula il funzionamento di una livella), quel telefono sicuro di spunti ne dà tanti.

Ma se volete essere pagati per suonare i vostri brani, vi prego, compratevi una drum machine, un bel synth analogico e aiutatevi con un computer. Il pubblico, specie se pagante, merita qualità! Devo tristemente constatare però che non la pretende.

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Eugenio Battaglini
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