Kobayashi

Primo full-lenght album per quella che potrebbe rivelarsi più che una promessa nel panorama indie rock italiano

Kobayashi

s/t

(Cd, autoprodotto)

indie rock, noise

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kobayashiPotremmo descrivere l’esordio sulla lunga distanza dei toscani Kobayashi raccontando Tutti Gli Uomini Nascono: tre minuti di rumori introducono la languida canzone che conclude un album che afferma fieramente tutti i propri pregi e tutti i propri difetti. E che ci piace per questo.

Il trio di Carrara, infatti, si muove sempre in bilico su un gioco di contrasti fatto di melodie suadenti e imponenti muri sonori, testi pregnanti e mai banali, chitarre incendiarie e sintetizzatori eleganti.

Su tutto aleggia l’ombra lunga dei Marlene Kuntz prima maniera (nell’immediatezza di Quasi A Casa come nella più autorale Equilibrista), una spruzzata di Afterhours (nelle melodie di Lana e Gioia Inutile), qualche riferimento ai Rossofuoco di Giorgio Canali (negli intrecci strumentali di Crepa3 o Hai Visto L’Aurora).

Ma – dall’altra parte – non si può fare a meno di notare un songwriting sempre convincente, un’attenzione costante alle scelte sonore e arrangiative (come nel curioso esperimento per voce, batteria e doppio basso di Seconda Crepa), contaminazioni sorprendenti fra impianti squisitamente noise e reminiscenze hardcore (l’intelligente uso dello stop & go in Tubo), la complessiva varietà strutturale dei brani, l’amalgama squisitamente equilibrato fra i vari strumenti.

Un cammino, quello intrapreso dai Kobayashi, che con l’acquisizione di una maggiore maturità ed originalità potrà portare a risultati assai rosei. Da seguire attentamente.

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Vittorio Arena
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