Intervista agli Skid Row (e la recensione del concerto del 6 agosto 2014, Pinarella di Cervia)

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6 agosto, Rockplanet: sono qui per intervistare Rachel Bolan dei Skid Row.

Mi sono preparata, conosco le domande a memoria, così non devo distogliere l’attenzione dal mio interlocutore in maniera troppo evidente. Ho guardato delle interviste online in cui l’intervistatore era così preso dal suo foglio che il musicista sembrava chiedersi se l’altro si sarebbe accorto della sua assenza, in caso lui si fosse alzato e sparito in punta di piedi.

Sono estremamente emozionata. Mi riprometto di tenermelo per me, ed invece è la prima cosa che confesso a Rachel Bolan, un uomo di 48 anni che ne dimostra 10 di meno senza dare l’impressione di essere ricorso a trucchi.

Sono tutti estremamente cortesi e alla mano, dallo staff che segue il gruppo, al tour manager, agli stessi musicisti.

Una settimana prima stavo intervistando uno dei migliori produttori di gelato in Italia e qui ritrovo la stessa atmosfera. Evidentemente quando fai qualcosa che ami cadono le pose, la vuota competizione e le meschinità. Viva Dio.

Rachel m’invita a cercare un posto tranquillo; non trovandone dietro il locale mi chiede se mi va bene fare l’intervista sul tourbus. E questa è la ciliegina che mancava alla mia torta.

Seduti sul divanetto semicircolare del salottino al piano superiore, mi sembra di riconoscere un cuscino Ikea mentre attacco con la prima domanda. Con calma, senza più molta ansia, perché questa intervista me la voglio godere fino all’ultima parola.

intervista-skid-row

Rockshock. Come sta andando questo tour europeo?

Rachel/Skid Row. Sta andando molto bene. Siamo arrivati qui (in Europa) il 30 di luglio, per uno show in Polonia. Abbiamo suonato in alcuni festival, e poi siamo arrivati in Italia. L’Italia è uno dei nostri posti preferiti dove suonare: il pubblico è così intenso, e inoltre il cibo è così buono (ride, poi torna serio)… l’Italia è un posto speciale per noi perché molte persone sono venute a vederci. Non importa in quanti luoghi hai suonato, rimane un’esperienza davvero intensa.

Rockshock. Questa è la vostra ultima notte in Italia, giusto?

Rachel. Sì.

Rockshock. E dopo dove andrete?

Rachel. In Austria, poi in Svezia, e poi a casa per alcuni giorni. Poi iniziamo a girare gli Stati Uniti di nuovo.

Rockshock. Siete davvero impegnati.

Rachel. Davvero, abbiamo fatto circa 105 spettacoli quest’anno.

Rockshock. Dei maniaci del lavoro!

Rachel. Sì (ride) direi.

Rockshock. In questi giorni esce Rise Of The Damnation Army (secondo capitolo di United World Rebillion). Potresti parlami dell’idea che c’è dietro questi tre EP, scusa, mini album. C’è un tema comune?

Rachel. Sì. Molti chiedono se si tratti di un concept album, ma non è corretto. Come hai detto tu, c’è un tema comune che unisce questi album. Gli Skid Row sono sempre stati una band che crede che bisogni alzarsi e combattere per ciò in cui si crede. Devi credere in te stesso, e va bene essere strani o eccentrici.

Rockshock. Questo ha aiutato molti di noi.

Rachel. Esatto. Abbiamo ripreso questo concetto per i tre album. È bello che ora le persone stiano formando fanclub in giro per il mondo, sotto il nome di United World Rebellion. Vanno su Twitter e si connettono tra loro. È molto bello questo. In Spagna abbiamo trovato i fan venuti appositamente dal Sud America, che si erano messi d’accordo online tra loro. È bello quando la musica riesce a fare questo.

Rockshock. Nello spirito originale del rock ‘n’ roll.

Rachel. Esatto.

Rockshock. Parlando invece del modello che avete scelto (pubblicare 3 mini album invece di un solo full length), vi sta aiutando a mantenere il materiale fresco, a facilitare le fasi di lavorazione?

Rachel. Sì, questa è l’idea generale. A volte siamo pigri: continuavamo a suonare in giro e sono passati 5 anni senza aver prodotto nuova musica. Quindi quando abbiamo deciso di farlo, abbiamo scelto questa formula. Si risparmia un sacco di tempo in studio, che prima poteva essere di 2 o 3 mesi, ora è stato di due settimane e mezzo. Riguardo al songwriting, scrivi 10 idee e ne scegli 5, invece che scriverne 30 e prenderne 10.

In questo modo è più facile economicamente per la gente, perché non deve spendere troppi soldi in una sola volta per un full length. E, come hai detto tu, mantiene tutto nuovo e fresco, scriviamo e registriamo assieme, non lavoriamo su cose fatte in precedenza. Funziona molto bene per noi.

Rockshock. È stata una scelta azzeccata.

Rachel. Sì. Non possiamo essere certi che andrà sempre così, chi lo sa…

Rockshock. La nuova musica è 100% Skid Row, un vero ritorno alle origini. È stata una scelta o è semplicemente la normale evoluzione del songwriting?

Rachel. È qualcosa che abbiamo scelto di fare perché siamo in giro…io e Snake da 28 anni. Il primo album degli Skid Row è stato pubblicato 25 anni fa. Sono stati 25 anni di vita in mezzo, che ti allontanano dalle tue radici.

Io e Snake volevamo ripercorrere i nostri passi, e non è facile quanto si possa pensare. Sei nel finire dei 40 anni e ti chiedi: cosa preoccupava quel ragazzo che ha scritto quelle canzoni? Bisogna tornare indietro a quello spazio mentale. Personalmente ho passato 6 mesi senza ascoltare la radio, ma solo riascoltando la roba con cui sono cresciuto: Kiss, AC/DC, Aerosmith…

Rockshock. Per ritrovare quelle emozioni..

Rachel. Sì, è musica che avrei ascoltato ugualmente. Ma ascoltare solo quello che mi ha influenzato, mi ha aiutato a risalire su quel vagone.

Il primo capitolo dell’United World Rebellion è stato più difficile da realizzare, perché non eravamo sul palco, ma ci stavamo riscoprendo come band dal punto di vista compositivo. Ma quando è arrivata la prima canzone ed è piaciuta a tutti noi, poi le idee sono iniziate a fluire naturalmente, senza grossi sforzi.

Rockshock. A riguardo al fare musica oggi, grazie ad internet un musicista può fare molte cose, ma allo stesso tempo c’è molta competizione là fuori.  Secondo te, fare musica oggi è più un’opportunità, una sfida o soltanto un gran caos?

Rachel. È strano, perché adesso puoi ascoltare tanta di quella musica in una sola volta. Personalmente non amo internet o cose simili… ho una relazione di odio-amore con questo mezzo. Da una parte posso andare su Youtube e vedere dei gruppi che amo, che non avrei potuto altrimenti vedere. Ma devi suonare davvero bene (dal vivo), perché se commetti un errore, c’è il tizio con iPhone, che mette tutto online in due minuti. Per me internet e i social media sono stati un male necessario. Ma credo che l’aspetto mistico e misterioso del rock ‘n’ roll ne abbia risentito, prima la gente aspettava a lungo per l’album del loro gruppo preferito. Adesso una sola persona può mandare la sua musica ovunque …forse mi sto allontanando dalla domanda.

Rockshock. Forse non c’è una sola risposta.

Rachel. Sì. Noi siamo preoccupati…non preoccupati, interessati da questa situazione. Il download illegale  è un male per tutti, anche per le band che sono in giro da tanto come noi…

Rockshock. È un problema per l’intero settore, per tutte le persone che ci lavorano.

Rachel. Sì, adesso il settore è completamente diverso. Oggigiorno le etichette sono sostanzialmente degli uffici…

Noi siamo fortunati: lavoriamo con la Megaforce records per il nord America e con l’UDR per il resto del mondo, che sono entrambe della vecchia scuola. La pensano come noi, capiscono come vogliamo lavorare. Ci è andata bene in quel senso.

Rockshock. E se avessi iniziato a suonare ora?

Rachel. Sarebbe spaventoso…sarei spaventato. Sono fortunato ad avere avuto successo quando è avvenuto perché altrimenti non avrei suonato per 25 anni, e non avrei potuto lavorare facendo il musicista.

Rockshock. A proposito della vostra carriera, sono appunto 25 anni. Prima una domanda sciocca, ma sono curiosa: sei a volte stanco di questo lavoro o ti diverti ancora?

Rachel. Lo amo, non sono mai stanco. O meglio: ti stanchi a volte di stare on the road, ma non ti stanchi di farlo. Ogni sera mi esibisco sul palco ed è una fortuna che io possa farlo ancora dopo 25 anni. Molti gruppi non possono dire altrettanto… molte ottime band. Si tratta di stare con i miei migliori amici, viaggiare in giro per il mondo E suonare la mia musica..

Rockshock. È grandioso!

Rachel. È grandioso (ci sovrapponiamo nell’esclamarlo, a significare che non c’era altro giudizio possibile a riguardo).

Rockshock. Ok. La vera domanda era questa: tu sei un membro originale degli Skid Row, una band iconica ancora oggi. Cosa provi quando pensi che le tue canzoni hanno fatto la storia, nell’ambito della musica rock e metal?

Rachel. Cavoli, è qualcosa che non mi sarei mai aspettato. È qualcosa che rimane sempre nel sottofondo della tua mente, ma quando scrivi una canzone non ti aspetti questo.

Vediamo lo zoccolo duro dei nostri fan che ci seguono dai tardi anni ’80, o i primi ’90, venire con i loro fratelli e sorelle, o figli. E li vedi cantare ogni singola parola delle vecchie canzoni, ma anche delle nuove. E pensi “Wow, questo è davvero bello!”.

Poi leggi delle tue canzoni nei libri, o guardi un programma TV e c’è la tua canzone come sottofondo…wow! Non ti saresti mai aspettato tutto questo. Abbiamo lavorato per far sì che avvenisse, ma comunque non ce lo aspettavamo. Personalmente, questa cosa mi manda fuori di testa.

.. O mia sorella che mi telefona (imita la voce di una donna sovraeccitata) “Ti ho visto lì!”

Rockshock. (ridiamo) Sì, immagino che sia incredibile. Parlando invece della scena rock e metal in generale, secondo te è ancora viva? Ci sono dei gruppi nuovi che ti piacciono?

Rachel. Sì, ci sono… dovrei scrivere una lista dei gruppi che mi piacciono, perché me lo chiedono spesso, ma non riesco mai a ricordarli.

Facciamo molti festival e suoniamo con gruppi emersi dieci o quindici anni dopo di noi. Deftones, Black Label Society, sono hard band che hanno avuto successo. Quando vedi tutti loro assistere al nostro set, ti fa sentire davvero bene. Ti dicono tipo “Lo sai, alla festa del mio diploma hanno messo I Remember You.” Senti queste storie raccontate da rockstar e pensi che è grandioso.

Ho suonato nel disco dei Stone Sour…

Rockshock. Sì, l’avevo letto…

Rachel. Quando ho ricevuto quella telefonata, sono rimasto impressionato e allo stesso tempo lusingato che mi chiedessero di suonare sul loro disco.

(impugnando una fantomatica cornetta) “Ci sono! Quando?”

Questo tipo di cose continuano ad accadere.

Il rock rimane dove è, mentre nuove band continuano ad uscire. Non tutte queste band sono necessariamente nuove, ma l’essenza del rock ‘n’ roll rimane. Io la vedo così: il rock’n roll è un battito di cuore stabile. Di tanto in tanto con il passare del tempo ci sono dei picchi in alto e altri in basso, ma il rock rimane dov’è.

Credo che sia così, lo spero. Altrimenti non avrei un lavoro.

(Ridiamo entrambi, vagamente a denti stretti)

Rockshock. D’accordo. Questa era la mia ultima domanda. C’è altro che vorresti aggiungere per i vostri fan italiani?

Rachel. Solo che tutte le informazioni su di noi si trovano sulle nostre pagine social, Facebook, Twitter, il sito Skidrow.com. Ci sono tutte le info, i contest, eccetera.

Rockshock. Perfetto, grazie. È stato un onore parlare con te.

Rachel. Grazie a te.

 

Scendendo le scalette che portano all’uscita, sento una voce familiare provenire dai sedili di fronte a me: é il chitarrista Snake che sta rispondendo alle domande del collega di Metalhead, Luca Zakk. Ho ascoltato così tante loro interviste prima di questo incontro, che ormai ho assimilato la voce d’entrambi i musicisti.

Mi limito a fare un saluto, a cui lui risponde cordialmente.

Poi c’è la foto, ancora i ringraziamenti e me ne vado a cena, in attesa della sera.

 

Il concerto inizia alle nove. I Rain prima e i Noise Pollution dopo, scaldano entrambi l’ambiente egregiamente. Soprattutto questi ultimi riescono a coinvolgere la sala ancora non affollata in cori e bagarre amichevoli per accaparrarsi le t-shirt che vengono lanciate dal palco.

Quando arrivano gli Skid Row, però, l’energia nel locale esplode.

E sarà così sino all’ultimo momento, finché non scenderanno tutti e cinque dal palco senza concedere neanche un bis.

Pogo non violento, cori, canzoni cantate da tutto l’intero locale, in un continuo tumultuo di emozioni.

Johnny è davvero bravo non solo a cantare, ma anche a intrattenere; non puoi non guardarlo. Conosce tutti i trucchi, dai gesti ammiccanti ai discorsi che sembrano fatti per muovere una piazza contro l’insurrezione, più che scaldare la platea di un concerto – in realtà il tutto si riconduce al marketing legato a World United Rebellion e all’idea delle falangi di fan sparse per il globo, che si uniscono sotto la stessa bandiera della fricchitudine.

Ma chi se ne frega! Ci divertiamo, loro sono perfetti, i pezzi resi come in studio e l’interazione con noi sotto il palco non smette mai.

Ho la fortuna di avere davanti a me Scotti Hill, altro chitarrista della band, meno noto rispetto a Dave Sabo. L’ho trovato davvero bravo.

A un certo punto Dave ci invita a cantare Tanti Auguri a Johnny, visto che dalla mezzanotte è il suo compleanno.

In un paio di occasioni il pubblico prende l’iniziativa, battendo le mani o intonando cori, e vedo Johnny palesemente divertito, come credo gli altri.

Quando poche ore prima Rachel aveva esordito con la solita dichiarazione sul pubblico italiano e il suo proverbiale calore, l’avevo presa per una risposta standardizzata.  Ma in mezzo alla gente, mentre pulsiamo e cantiamo come fossimo uno, mi chiedo se veramente quella passione che tutti ci attribuiscano spicchi come una caratteristica tipica,particolarmente accentuata rispetto agli altri popoli.

Se è così ne sono felice, perché loro sono stati strepitosi, ma immagino che dal palco noi fossimo davvero belli da guardare.

Che serata!

 

Scaletta concerto dei Skid Row, 6 agosto 2014, Pinarella di Cervia:

  • Let’s Go
  • Big Guns
  • Makin’ A Mess
  • Piece Of Me
  • 18 And Life
  • Thick Is The Skin
  • Riot Act
  • In A Darkened Room
  • Kings Of Demolition
  • Psycho Therapy
  • I Remember You
  • Monkey Business
  • We Are The Damned
  • Slave To The Grind
  • Youth Gone Wild

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