Il Vile: la recensione di Orso

Una sferzata in faccia. Un pugno piazzato in pieno volto. Rabbioso e senza via d’uscita. Tutto questo è l’ep Orso realizzato da Il Vile, quartetto italiano, che non lascia spazio a dubbi.

Il Vile

Orso

(B DISTRICT MUSIC)

stoner

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il-vile-orso-recensioneUna sferzata in faccia. Un pugno piazzato in pieno volto. Rabbioso e senza via d’uscita. Tutto questo è l’ep Orso realizzato da Il Vile, quartetto italiano, che non lascia spazio a dubbi.

In questo lavoro le influenze grunge (Tad, Mudhoney su tutti), stoner e hardcore si sentono e creano un miscuglio di suoni grevi e poco inclini alle melodie immediate.

C’è molto gusto e tanta voglia di suonare, che sfocia in soli chitarristici di rilievo (La Foresta Degli Illucidi), tanto che le canzoni sembrano essere create appositamente per essere suonate dal vivo, perché possono sfociare in improvvisazioni lunghe e ricercate, così come accadeva alle band degli anni settanta.

La title track ha delle aperture melodiche nella sua fase introduttiva, salvo poi addentrarsi in territori bui e tenebrosi che riportano con la mente al sound della Seattle di fine anni ottanta, quando il grunge era ancora un fenomeno sconosciuto o poco incline alla commercializzazione.

Solo Gli Amanti, invece, è un pezzo tirato, di impatto, in cui il gruppo si lascia andare ancora di più, andando a cento all’ora. Le melodie sono trasversali e le chitarre sature come erano soliti fare gli Helmet di Page Hamilton.

L’ultima chiosa va spesa per Avvoltoio, un mix tra Black Sabbath e Alice In Chains, che si erge come migliore composizione di un EP che può essere un buon viatico per un vero e proprio disco sulla lunga durata. Aspettiamo con fiducia.

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Francesco Brunale
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