Gulino: la recensione di Urlo Gigante

Condivi sui social network:

Gulino

Urlo Gigante

(WoodWorm)

_______________

 

Gulino Urlo Gigante recensioneCosa succede quando una band di culto, indie se vogliamo usare un termine molto in voga di questi tempi, realizza dei primi album stupefacenti, poi cambia la line up e continua a produrre lavori di un certo livello, partecipa a Sanremo e infine tornano alla formazione originale e tramite un crownfunding su Musicraiser realizzano l’ultimo lavoro della loro carriera, a un certo punto spariscono e nessuno sa cosa stanno facendo.

È il caso dei Marta sui Tubi che non hanno certo bisogno di tante presentazioni.

Giovanni Gulino, il cantante e frontman del gruppo, all’età di quarantotto anni decide di abbandonare momentaneamente la chitarra di Carmelo Pipitone, mettersi in proprio, ripartire da zero e scrivere un’altra bellissima pagina della storia della musica italiana.

Urlo Gigante è il titolo del suo primo album da solista, un lavoro coraggioso se pensiamo al passato glorioso del cantante siciliano che dopo aver registrato Lostileostile (ultimo album dei Marta sui Tubi) decide di far passare quattro anni per poi ripresentarsi al pubblico con un album, che potrebbe sembrare un concept, ma non lo è, affronta un tema difficile, pieno di insidie, dove scadere nel banale è un passo molto breve: l’amore.

Un amore che fa soffrire, un amore tormentato, un amore che prima da e poi toglie, un amore pieno di cicatrici, un amore che fa male, ma che da ispirazione ai grandi poeti come Giovanni Gulino.

Il tema non è di certo nuovo per l’artista siciliano, già ai tempi dei Marta, l’autore aveva affrontato l’argomento con brani come: Cristiana, Vorrei, Dispari e Cromatica, ma in questo nuovo lavoro decide di fare un passo avanti e di scrivere brani più spigolosi, più frammentati, insomma la sofferenza all’ennesima potenza che però potrebbe diventare salvifica.

L’album è stato anticipato dal singolo Un Grammo di Cielo e al primo ascolto sembra di ritrovare la chitarra di Pipitone, ma è solo un’impressione, il brano è qualcosa di diverso e per la sua semplicità (che non un difetto) ti cattura al primo ascolto. Il singolo è stato accompagnato anche da un videoclip dove il cantante bon appare mai, lasciando la scena ai due attori-amanti, al testo ipnotico e alla musica da urlo gigante.

Gulino è un artista tutto tondo e lo dimostra nella teatralità di Albergo a Ore, la ruvidezza di Sto e la sperimentazione di Parapiglia, infine in Lasciarsi Insieme (uno dei momenti migliori dell’album), Gulino parla di odio, di aridità di cuore, di speranza, di addii e lo fa con un piglio quasi cinematografico che poi è sempre stato il suo marchio di fabbrica.

Alla fine la domanda che mi sono posto è che senso aveva realizzare questo lavoro da solista, quando la tua carriera non è ancora arrivata a un punto morto?

Forse la risposta la troviamo nel brano Fammi ridere dove Gulino canta “devi fare tutto da solo perché non ci sarà nessuno che lo farà per te”. Quindi la risposta è che questo album doveva vedere la luce per forza, è lui stesso che lo chiedeva.

Gli ultimi articoli di Michele Larotonda

Condivi sui social network:
,

About Michele Larotonda

Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Scopre la sua passione per la scrittura durante i dieci anni trascorsi a suonare in una band in cui ricopre il ruolo di cantante e autore dei testi. Decisivo poi l’incontro con l’associazione culturale Magnolia Italia, grazie alla quale frequenta corsi di scrittura creativa e si avvicina al cinema scrivendo e realizzando cortometraggi che hanno avuto visibilità in alcune rassegne specializzate. Scrive sulla rivista letteraria Inkroci, occupandosi di recensioni musicali, e sul blog letterario Sul Romanzo, dove recensisce libri. Ha pubblicato i libri “Sai Cosa Voglio Dire?” e “Il fascino discreto della Basilicata”. “Il Sognoscuro” è il suo primo romanzo.
View all posts by Michele Larotonda →