Giostre: la recensione di Gettoni

I veneti Giostre esordiscono con il loro primo album Gettoni proprio quelli che si usavano nei luna park, una piacevole sorpresa che ci lascia bene sperare per i lavori successivi.
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Giostre

Gettoni

(Libellula Music)

electro-pop

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Giostre-recensione-gettoniC’è qualcosa di strano che sta succedendo nel mondo della musica. A febbraio dell’anno scorso, durante il Festival di Sanremo, viene presentato un gruppo dal nome, a mio parere, agghiacciante, sto parlando dei Pinguini Tattici Nucleari che presentano una canzone dal titolo “evocativo”: Ringo Starr. Ovvia è la mia perplessità nei confronti di un gruppo sconosciuto che dalle prime informazioni che ho, mi sembra più uno scimmiottamento dei più blasonati Elio e le storie tese. Vengo subito smentito, la canzone è bella, ti entra in testa subito e il nome del gruppo passa in secondo piano.

Conclusione: si può fare musica bella, orecchiabile o quanto meno interessante e avere come unico handicap un nome da band alquanto discutibile?

A quanto pare sì e ne ho avuto la conferma con la pubblicazione dell’album di esordio Gettoni dei veneti Giostre.

La band si presenta al panorama musicale come un progetto art-pop d’evasione fondendo il cantautorato punk e l’elettronica psichedelica lo-fi e ci troviamo di fronte ad un lavoro sicuramente piacevole, ma anche alquanto acerbo come sono un po’ tutti gli album d’esordio.

Il disco inizia con Turandot, brano caratterizzato da un ritmo latino mischiato a un beat da dancefloor che lo rende coinvolgente sin dall’inizio, mentre ascoltando bene il testo s’intuisce che si parla di un parco giochi a Verona dove c’è, l’arena e il riferimento a Pavarotti e all’opera lirica non sono di certo casuali.

Con Beach in Bici si cambia registro virando verso il funky e ascoltandolo ci sembra quasi di ritrovarci di nuovo bambini di fronte ai videogiochi che spopolavano nei bar e nei parchi giochi.

A questo punto con Garage Band e Buco Nero, la band fa sfoggio dei sintetizzatori parlando delle nuove tecnologie (il famigerato GarageBand dei Mac) e della voglia di divertirsi anche se quello che ci circonda non è sempre così allegro.

Gli ultimi tre brani (In coda alle poste, Cassa integrazione e Piazza Italia) suggerirebbero dei temi impegnati, ma i Giostre continuano con la loro ironia e con le loro sonorità goliardiche, forse solo Piazza Italia potrebbe essere un brano all’apparenza diverso, ma appena Pluto (il cantante) dice: “e penseremo a quanto il mondo potrebbe essere più normale, basterebbe un gabinetto pubblico nel centro di Verona”, capisci che la vita potrebbe essere migliore e diversa se fosse affrontata con ironia.

Ho tenuto come ultimo il singolo Seguimi dove la band stringe l’occhio al mondo del pop e a quello dei social dove quello che conta non è quello che sei, ma come appari. Un brano che personalmente mi è piaciuto tantissimo e che mi faceva venire voglia di ballare.

I Gettoni cui si riferisce la band, sono le monte che si usavano quando si andava al luna park per inserirli nei videogiochi o per entrare sulle montagne russe ed è proprio su questo che si sale quando si entra in contatto con la band veneta.

Un disco che merita più ascolti per apprezzare il lavoro di questi ragazzi, aspettiamo di vedere i lavori successivi.

Giostre, la pagina Facebook: https://www.facebook.com/musicagiostre

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Michele Larotonda
Michele Larotonda nasce a Potenza nel 1977, ma vive e lavora a Milano. Scopre la sua passione per la scrittura durante i dieci anni trascorsi a suonare in una band in cui ricopre il ruolo di cantante e autore dei testi. Decisivo poi l’incontro con l’associazione culturale Magnolia Italia, grazie alla quale frequenta corsi di scrittura creativa e si avvicina al cinema scrivendo e realizzando cortometraggi che hanno avuto visibilità in alcune rassegne specializzate. Scrive sulla rivista letteraria Inkroci, occupandosi di recensioni musicali, e sul blog letterario Sul Romanzo, dove recensisce libri. Ha pubblicato i libri “Sai Cosa Voglio Dire?” e “Il fascino discreto della Basilicata”. “Il Sognoscuro” è il suo primo romanzo.
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