Giorgia del Mese: Di Cosa Parliamo

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Giorgia Del Mese

Di Cosa Parliamo

(Radici Music Records)

canzone d’autore

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Giorgia del Mese- Di Cosa ParliamoPer una volta la figura della donna cantante non è più quella in stile sole-cuore-amore, non è più la figura succube delle pene e delle sofferenze, è diventata finalmente un’amazzone, una rivoluzionaria delle cose non dette, una figura concreta che descrive il paesaggio in cui vive senza vergogna o peli sulla lingua… e così è Giorgia Del Mese con il suo Di Cosa Parliamo.

Domanda direi quasi inutile per 2 motivi: prima di tutto il suo passato, e di conseguenza il suo presente.

Partendo dal primo: nel 2007 vince il premio Bianca d’Aponte, arriva tra i finalisti di Musicultura e vince il premio Personalità Artistica al Premio Poggiobustone; nel 2011 esce con il suo Sto Bene sotto la Pain Records, con cui riesce ad aggiudicarsi il famigerato Premio Tenco; nello stesso anno è tra i finalisti del Sanremolab in cui stringe una collaborazione durata 2 anni con Enzo Miceli (già produttore di Daniele Silvestri).

Arrivando al presente invece incontriamo nel 2013 l’attualissimo Di Cosa Parliamo al quale ha lavorato riportando una miriade di collaborazioni importanti tra cui Paolo Benvegnu, Alessio Lega, Alberto Mariotti (King of the opera) e Fausto Mesolella. Il disco è stato prodotto e arrangiato da Andrea Franchi.

Giorgia Del Mese si presenta quindi come una dark-dea con un bagaglio composto dalla sua visione della vita idealizzata in lotta continua con la vita vissuta; sfida i canoni della classica canzone all’italiana con le sue composizioni critiche, nervose e anti-buoniste. Anche la tonalità della sua voce, molto bassa e quasi mascolina, e l’arrangiamento delle canzoni preannunciano uno stile che va ben aldilà delle colleghe cantanti tutte amore, solitudine, e Marco se n’è andato e non ritorna più (grazie al cielo mi viene da dire). Detto questo comunque Giorgia Del Mese non è una emo, e tutta la sua critica non vuole escludere il fatto che la vita può essere bella e vissuta nel migliore dei modi.

Per una volta non mi va tanto di esaminare le canzoni nel loro piccolo per dare un giudizio sullo stile o sulla composizione: quello che più mi ha colpito in questo progetto sono i testi, le parole usate per descrivere i propri sentimenti nei confronti del mondo in cui viviamo, le espressioni collegate a momenti di vita quotidiana.

“L’unica cosa che so è essere onesta, l’unica cosa che ho è la mia faccia, l’unica cosa che ho la sto perdendo in questa farsa”: inizia così il disco, con la canzone Stanchi; Alla Rovescia ci insegna che “i soldi non danno la felicità, i soldi ti tolgono la dignità quando non ce l’hai” riprendendo un po’ il concetto insegnatoci dal quartetto di Liverpool; una semi-malinconica Agosto dice di “non piangere che tutto è falso tranne questo abbraccio”.  In una quasi rappata Spengo Giorgia Del Mese fa una critica pungente e sprezzante nei confronti dei mass media paragonandoli ad abili prestigiatori del potere che non ci permettono di pensare come dovremmo ma, al contrario, influenzano ogni nostro movimento; tra una polemica e l’altra si arriva a Vabbè in cui sono stata particolarmente attratta dall’espressione “non ho ancora capito se il bicchiere è più vuoto perchè quello già pieno me lo sono bevuto”… quante volte ho pensato la stessa cosa; dopo tutto questo odio gratuito Giorgia Del Mese conclude con Imprescindibili caricandola di romanticismo ma pur sempre ricordando che “il domani è bastardo”.

In definitiva Giorgia Del Mese è polemica (e mi piace)…  nello specifico è utopica. A mio giudizio vorrebbe soltanto un mondo migliore, come tutti, ed è la cosa che più le preme di esprimere nelle proprie canzoni… e mi piace.

 

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