Figli Di Eva: recensione di La Fabbrica Spirituale

Se avete nostalgia di artisti come Ritmo Tribale, Verdena, Prozac+ e Ministri, ecco che il nome dei Figli di Eva potrebbe fare al caso vostro.

Figli Di Eva

La Fabbrica Spirituale

alternative

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Se avete nostalgia di artisti come Ritmo Tribale, Verdena, Prozac+ e Ministri, ecco che il nome dei Figli di Eva potrebbe fare al caso vostro.

Con questo esordio interessante la band italiana fa capire di avere delle influenze che prendono appieno dai mitici anni novanta, dimostrando di possedere ottime credenziali che possono far sperare per il futuro.

L’album si rivela un concentrato di purissima energia come dimostra il funky rock sparato a mille di Quello Che Un Giorno Mi Da in cui la band si lancia in una corsa ad altissima velocità che prende l’ascoltatore da subito.

Ci sono riferimenti anche a classici che potrebbero sembrare intoccabili, vedi Il Giardino Segreto quando i nostri flirtano con Jimi Hendrix e scusate se è poco.

L’aspetto interessante di questo lavoro è la sua varietà. Ci sono momenti easy listening (vedi l’acustica Sotto Il Cielo) e altri più tosti come la titletrack, classico esempio di canzone rock alternativa che non avrebbe sfigurato negli anni d’oro del rock italiano, quando Afterhours e compagnia cantante dominavano le nostre classifiche.

Probabilmente l’episodio migliore del lotto è Essere che ci proietta in atmosfere post punk che si riescono a mescolare con le sonorità californiane tipiche di gente come Sugar Ray e Sum 41, grazie a un ritornello avvincente.

Non è una cosa facile andare a unire due mondi così differenti, ma sembra che ai Figli di Eva questo giochino particolarissimo sia riuscito più che bene. Un po’ di grunge (Vertigine) e un po’ di atmosfera indie (Lo So) riescono a mettere al fuoco tutto il background di una formazione interessante che può solo migliorare nel futuro. Intanto segnatevi questo nome.

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