Eddie Vedder, recensione concerto Firenze, Ippodromo del Visarno, 24 giugno 2017

Eddie Vedder

Ippodromo del Visarno, Firenze, 24 giugno 2017

live report

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recensione eddie vedder firenze 2017

Terra selvaggia è un ottimo appellativo per il suggestivo Ippodromo del Visarno. È sito all’interno del più grande parco pubblico di Firenze chiamato Parco delle Cascine, o più comunemente Le Cascine, il quale è lungo circa 3,5 chilometri e costeggia la riva destra dell’Arno.

L’ippodromo era invaso da migliaia di fan di Eddie Vedder e dei Pearl Jam, riconoscibili da maglie e bandane, vestiti con look tipicamente grunge e tatuaggi nettamente di parte. Prati affollati da coraggiose persone stese a prendere il sole , ma soprattutto alla ricerca di un po’ d’ombra, sconfitti dal caldo torrido che avvolge Firenze.

Come se fossero state le porte del paradiso, verso le ore 12:00 s’aprono i cancelli, accontentando lo zoccolo duro dei fan in fila da ore e permettendo lo scorrere delle masse piano piano, dopo ogni accurato controllo.

Lo spirito che aleggia a poche ora dall’inizio di un evento di questa importanza è indescrivibile. La bellezza delle persone dai volti estasiati, le risate spensierate e la consapevolezza di poter esserci e nel sentirsi parte di qualcosa.

A dar inizio alle danze dell’evento è stata la band Altre di B, che ha scaldato i motori verso l’emozioni rock.

Poco dopo Eva Pevarello: sensibile ed energica al tempo stesso e che è riuscita ad intrattenere egregiamente il pubblico.

Dj Ringo & Dj Toky hanno portato sul palco divertimento e intrattenimento, catapultando il pubblico come fosse in una divertente diretta radio.

Samuel, leader e cantante dei Subsonica a cui è toccato il compito di sostituire i Cranberries, è entrato timidamente sul palco per un set di onesto pop di matrice elettronica, infarcito di suoni contemporanei non troppo originali, ma con testi sempre interessanti.

Con uno schiocco di dita sono arrivate le 20:50 e un simpatico ragazzone irlandese con in mano la chitarra acustica è salito sul palco, scaldando il pubblico pronto ad ascoltarlo. Classe 1970, Glen Hansard è dublinese e secondo gli addetti ai lavori è uno dei musicisti più sottovalutati della musica. L’unione tra Eddie e Glen è dovuta ad una esperienza che hanno vissuto entrambi durante dei rispettivi live, e cioè veder morire davanti ai loro occhi delle persone. Dopo una delle sciagurate avventure, Glen un giorno ricevette una telefonata che diceva “Ciao Glen, sono Eddie Vedder, canto in un gruppo chiamato Pearl Jam, volevo solo sapere se stavi bene.”

Da quel momento in poi s’instaurò tra loro una fortissima amicizia che li ha portati, e li porta tutt’oggi, a suonare sempre insieme in tutti i tour solisti del cantante americano.

La musica di Hansard è proposta in acustico e oscilla tra il rock d’autore e il soul bianco ben suonato. Un set di un’ora molto intenso ed energico da parte dell’irlandese, apprezzato e applaudito dalla folla oramai tutta ammassata sotto il palco, occupando ognuno il posto in piedi tanto sudato. Piacevole anche l’alternanza da parte del cantante nell’esibirsi alcune volte solo con la chitarra acustica e altre con la sua band chiamata The Flames.

I poco meno di 50.000 che assipano l’Ippodromo hanno così assistito in diretta all’allestimento del palco di Eddie Vedder, una scenografia essenziale di oggetti teatrali: due valigie di cui una aperta, un organo, delle chitarre e un mangianastri con bobine. Tutto in stile Vedder.

Tutta la tensione e l’energia accumulata dai fan è venuta fuori con un boato di applausi e urla da forsennati, nel vedere salire il ragazzo dell’Illinois oramai divenuto uomo.

Con il taccuino in mano e la sua camminata lenta, intimidita, quasi incerta, si è posizionato sulla sedia restando sbalordito e affascinato nel trovarsi di fronte un oceano di persone che urlavano il suo nome.

Ha rotto subito il ghiaccio con Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town dei Pearl Jam intonata con timbrica baritonale e dolce, e in un attimo ha spazzato via ogni stanchezza, ogni pensiero snervante avuto nell’attesa, c’era Eddie, lui poteva tutto.

Con voce roca, lieve ed emozionata esprime subito un primo dolce pensiero: Oggi sono qui senza la mia band ed è il più grande concerto solista che abbia mai fatto, questo succede solo in Italia, Grazie per essere tutti qui con me stasera. Con queste parole Eddie Vedder si è presentato sul palco nella seconda giornata del Firenze Rocks Festival.

Il leader dei Pearl Jam, uno dei cantanti più amati dal pubblico rock italiano, torna a tre anni esatti dalle date di Milano e Trieste suonate con la band, ma questa volta da solista, con uno show incentrato sull’essenzialità della chitarra, dell’ukulele, del banjo e della voce ma soprattutto tanta improvvisazione e intellettualità.

Il suo essere, la voce così dolce, decisa ma unica, il suo pensiero e il suo stile di vita, sono perfetti per narrare i suoi testi in cui milioni di persone in tutto il mondo hanno posto ben più che la propria passione per la musica.

Quella sensazione che si avverte quando ci si rende conto di essere sul punto di vivere qualcosa di estremamente forte, di prendere parte a qualcosa di unico e irripetibile. Al Firenze Rocks Eddie Vedder è riuscito a radunare il pubblico di uno stadio, la stessa che farebbe con la sua band, rendendo tutto così suggestivo e unico.

Momento molto toccante è stato quando ha nominato la band del suo amico di sempre, Chris Cornell, dichiarando quanto pensi ancora a lui, chiedendo a tutti di mettere la voce in un unico immenso saluto all’amico di una vita scomparso alcune settimane fa.

Gesto che ha fatto commuovendosi e implorando uno straziante “come back” sulla conclusione di Black, suscitando commozione nei presenti, molti inquadrati sui maxi schermi montati ai lati del palco.

Lui, che dopo aver quasi perso il controllo in preda alla malcelata commozione, ha ricomposto i nostri suonando Imagine di John Lennon, brano che un anno fa Cornell ha intonato nel suo ultimo concerto italiano.

Ed è proprio alla conclusione di questa toccante cover che è avvenuto il momento più surreale e inaspettato: nel buio del cielo stellato si è vista una cometa, la più luminosa, che ha squarciato il cielo; una stella così radiante da sembrare il saluto eterno di Chris al suo caro amico Eddie, che ha lasciato a bocca aperta noi fan.

Accompagnato soltanto da un ukulele, un banjo e un paio di chitarre, il musicista ha eseguito brani storici del gruppo, circa quattordici su ventisette, passando da Wishlist a Immortality a Sometimes, ma anche tante cover, compresa quella dei Pink Floyd Comfortably Numb suonata con l’organo in una versione molto originale.

Eddie è diventato sempre più padrone del palco, parla al pubblico dell’amore infinito che prova per la moglie e le figlie e per l’occasione stappa una bottiglia di buon rosso toscano alla salute del santo patrono di Firenze, celebrato proprio quella sera: Non sapevo chi fosse, ma ora che invece so chi è voglio brindare a lui, San Giovanni.

Come ci si aspettava, Glen Hansard ha raggiunto Eddie sul palco, onorato tanto quanto noi di poter prendere parte a tutto questo, sedendosi affianco a Eddie per una serie di duetti incredibili, a partire dal brano del cantautore irlandese Falling Slowly. Le voci si sono fuse insieme regalando una versione da brividi di Society, di Smile e dell’immancabile Rockin’ In The Free World di Neil Young, ormai divenuto un rito.

Tutto è diventato infuocato ed Eddie è stato incontenibile. Prima ha regalato la bottiglia di vino ad un ragazzo in transenna, poi è sceso dal palco direzione del pit e ha cantato sorretto dal pubblico in visibilio, strattonandolo a più non posso.

La serata è volta al termine, nessuno voleva che quel momento arrivasse ed Eddie lo sapeva benissimo.

Infatti, ha deliziato tutti con l’ultimo brano Hard Sun da Into the Wild, dove ha dato tutto se stesso e il pubblico lo ha seguito regalandogli le ultime forze rimaste.

La magia è appena iniziata, la canzone incorona tutto ciò che ha fatto fino a quel momento, i fan parlano di una serata epocale che entrerà di diritto nella storia del rock. Eddie Vedder, il Re del grunge e dei Pearl Jam ha stregato il pubblico dell’Ippodromo del Visarno.

24 giugno 2017, una data che quasi cinquanta mila anime non dimenticheranno per il resto della loro vita.

scaletta eddie veddere firenze 2017

 

Scaletta concerto Eddie Vedder, Ippodromo del Visarno, Forenze

01.Elderly Woman Behind the Counter in a Small Town

02.Wishlist

03.Immortality

04.Trouble (cover di Cat Stevens)

05.Brain damage (cover dei Pink Floyd)

06.Sometimes

07.I am mine

08.Can’t keep

09.Sleeping by myself

10.Setting forth

11.Guaranteed

12.Rise

13.The needle and the damage done (cover di Neil Young)

14.Unthought known

15.Black

16.Lukin

17.Porch

18.Comfortably numb (cover dei Pink Floyd)

19.Imagine (cover di John Lennon)

20.Better man

21.Last kiss (cover di Wayne Cochran)

22.Falling slowly (cover degli Swell Season)

23.Song of good hope (cover di Glen Hansard)

24.Society (cover di Jerry Hannan)

25.Smile

26.Rockin’ in the free world (cover di Neil Young)

27.Hard Sun

 

 

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