Death Destruction: II

I Death Destruction fanno convergere in un unico calderone le influenze migliori del sound di Gothenburg. Anime diverse per un super gruppo groove-alternative metal, gente che ha superato avversità e battute d’arresto per arrivare a regalarci II, album appena sfornato
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Death Destruction

II

(Sony)

groove alternative metal

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Death Destruction- IIQuesta è la storia di una rinascita, di quando le avversità invece di fermarci ci aiutano a dare il meglio di noi.

I Death Destruction e il loro album II mi hanno conquistata al primo ascolto e ho subito sperato di poterli vedere dal vivo prima o poi. Almeno una volta dovreste ascoltarli.

Cosa ne pensate di un sound groove-alternative metal, con una bella chitarra contorta e ronzante e un cantato che unisce la rabbia dei Pantera allo stile vocale di Mike Patton?

Ma andiamo in ordine.

I Death Destruction fanno base a Gothenburg, città svedese viva e vitale dal punto di vista musicale-basta nominare band di casa come gli In Flames e i Dark Tranquillity.

Non vi sto presentando dei ragazzi alle prime armi, ma una specie di super gruppo formato da membri degli Evergrey, gli Hammerfall e i Dead By April.

Il cocktail è riuscito alla perfezione, e ha dato vita ad un animale intelligente ed aggressivo, una vera forza della natura.

La rinascita di cui parlo risale al 2012, quando la band è in procinto di andare in tour con gli In Flames e scopre di non aver nulla di prenotato, dal bus all’albergo. Abbandonati dal loro management, riescono a risolvere la situazione in soli due giorni e a portare a termine l’impegno di lavoro.

Arriva però un’altra brutta notizia: Jimmie Strimmel è troppo impegnato con i Dead By April ed è costretto a lasciare i Death Destruction.

Senza manager né cantante, l’avventura dei nostri si fa dura.

Giunge Tony Jelencovich in loro soccorso, cantante che ha militato in vari gruppi svedesi, tra cui una band industrial. Con lui la voce non perde nulla in potenza, acquistando anzi in complessità.

Ed eccoci all’album II: 13 tracce davvero potenti, striscianti, fresche e vagamente folli.

C’è del crossover (Insante Stay Sane), molto groove (Give It A Try) e anche una emozionante ballata moderna ( Towards The Light). Come altro spiegare la riuscita del progetto se non dicendo che si tratta della perfetta alchimia tra i vari componenti, ognuno capace di convogliare le proprie influenze in un prodotto unico? Altro non riesco ad esprimere, ascoltare per credere.

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Dafne Perticarini
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