Daron Malakian And Scars On Broadway: recensione di Addicted To The Violence

Dopo la messa in bagnomaria perenne dei System Of A Down, la carriera solista del chitarrista Daron Malakian continua con Addicted To The Violence.

Daron Malakian And Scars On Broadway

Addicted To The Violence

(Scarred For Life/Virgin)

nu-metal


Dopo la messa in bagnomaria perenne dei System Of A Down, la carriera solista del chitarrista Daron Malakian, così come quella del suo partner in crime Serj Tankian, è stata molto deludente. Per entrambi ci sono stati una serie di dischi solisti (o con band di cui sono i capi indiscussi come gli Scars On Broadway), ma la qualità e l’originalità messa nei lavori a firma SOAD si è rivelata un vero e proprio miraggio.

Con queste premesse non proprio entusiasmanti, ci si è approcciati con il nuovo album del buon Malakian, che ricorda – per ciò che concerne le sonorità – quanto fatto in precedenza con il suo gruppo per cui è diventato famoso in tutto il mondo.

I riferimenti ai System, ad esempio, sono clamorosi in Satan Hussein, dove si rinvengono tutte quelle componenti che hanno reso grandi gli autori di Toxicity.

Le canzoni, soprattutto nella prima parte del lavoro, si rivelano piacevoli e tremendamente orecchiabili. Il chitarrista, mai come in questo caso, ha cercato di curare con enorme dovizia di particolari l’aspetto melodico, in modo da elevare le sue composizioni. E in questa maniera, come d’incanto, vengono fuori piccole perle quali l’opener Killing Spree, l’irruenta Done Me Wrong dal ritornello orecchiabile, la cupa The Shame Game dai sapori grunge e la sabbatiana Destroy The Power nella quale i riff taglienti della chitarra di Daron fanno tutta la differenza del mondo.

Insomma, a leggerlo così Addicted To The Violence sarebbe il disco della rinascita e della riconciliazione con la buona musica. Purtroppo, però, c’è anche una seconda parte che non è al livello della prima.

Intendiamoci, le rimanenti canzoni non sono spregevoli, ma non fanno neanche gridare al miracolo. Giriamo sul campo della sufficienza stiracchiata, perché le varie Your Lives Burn, Imposter (forse la migliore del secondo lotto) e Watch That Girl hanno nel proprio DNA il crisma del mestiere e dell’esperienza guadagnata sul campo.

Tirando le somme, è come se stessimo alle solite. Malakian e i suoi Scars On Broadway continuano a produrre musica in maniera onesta, ma l’impressione che rimane è che il meglio il musicista di origine armene lo abbia dato con i suoi storici colleghi con i quali ha deciso solamente di proseguire la remunerativa attività live.

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