Chiara White: la recensione di Pandora

Con il suo secondo album, Chiara White scoperchia il vaso di Pandora e ci porta ad affrontare i nostri mostri in un viaggio dentro di noi.
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Chiara White

Pandora

(Suburban Sky Records)

canzone d’autore

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chiara-white-pandora-recensioneChiara White è un’artista fiorentina impegnata su diversi fronti. Oltre alla musica, si dedica infatti alla poesia e al teatro. Tutte discipline che in qualche modo alimentano la sua scrittura, grazie a una ricerca interiore che il più delle volte la porta a trovarsi faccia a faccia con i suoi mostri. E proprio i mostri sono i protagonisti di Pandora, il suo secondo album, un concept dedicato a quella donna caparbia e curiosa che disobbedendo a Zeus ha aperto il vaso e distribuito sulla terra tutti i mali del mondo.

Pandora si compone di 9 tracce, 7 mostri e una cornice. Con la title track si inizia la discesa agli inferi, che poi è una discesa nelle profondità di noi stessi, e a ogni gradino/canzone si incontra un essere mostruoso dell’immaginario collettivo trasformati in simboli moderni. Dedalo, con il Minotauro e Arianna imprigionati in un labirinto di ruoli opposti; il Kraken, che in Nero seppia rappresenta la depressione; il Girotondo, la giostra che ci intrappola nelle spire della frenesia contemporanea; il Ciclope in Il mio nome non è nessuno, con la sua imponente visione maschilistica della società e dell’amore. E ancora Regina Mida e il fango in cui tutto trasforma; il Babau in Valse à la nuit che incarna la paura del buio e per ultimo Lochness, mostro marino magico e romantico nel quale in fondo è bello credere.

E alla fine di tutto, come sul vaso di Pandora era rimasta la speranza, Chiara chiude il suo viaggio con Eden, nel quale prende forma (proprio dal fango) una nuova realtà creata da due Dei paritari nati dai mostri. Ed è bello vedere come le parole siano riuscite a costruire un ponte tra classicità e modernità, dove esseri mitologici tornano a incarnare le paure e i mali del mondo.

Con la sua voce calda e comunicativa, Chiara White ha messo ancora una volta in primo piano la vena cantautorale che la contraddistingue, ideando una dimensione sonora in cui l’elemento elettronico è un piacevole complemento a servizio dei testi e della strumentazione classica, che in questo modo non viene mai prevaricata. Regalandoci, al termine fine di questo viaggio nel quale sentirci meno soli nell’affrontare le nostre paure, una prospettiva di rinascita e di liberazione, per sentirci finalmente completi.

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Simona Fusetta
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