Bon Jovi recensione concerto di Milano, 29/06/2013

Because we can: di sicuro i Bon Jovi possono, e possono ancora, come dimostra la folla che da tutta Italia si è riversata a Milano per il live degli (ormai ex) rocker del New Jersey

Bon Jovi

Stadio Meazza (San Siro), Milano, 29 giugno 2013

Live report

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PHOTO © 2013 DAVID BERGMAN / WWW.BONJOVI.COM/PRINTS — BON JOVI AT HAMPDEN PARK IN GLASGOW, SCOTLAND ON JULY 3, 2013.

Cinquant’anni e non sentirli. Trent’anni insieme sulle scene ed è come se fosse il primo giorno. La stessa energia, la stessa alchimia, la stessa voglia di fare musica e di divertirsi. Oggi come ieri i Bon Jovi incantano le folle con concerti trascinanti ed entusiasmanti che chiamano in causa i vecchi classici e le ultime hit.

Per la prima volta San Siro è pronto ad accoglierli e a tributargli i giusti onori. Unica pecca in questa arieggiata serata milanese, l’assenza di Richie Sambora, che per i fan della prima ora pesa come un macigno. I Bon Jovi non sono solo Jon, ma anche Richie, Tico e David. Ed essere una band è sempre stato il loro punto di forza, quello di cui andare fieri, un ensemble democratico senza un leader che si impone. O forse no, sta di fatto che la situazione tra Sambora e Bongiovi è abbastanza ambigua da lasciare i fan con un grande punto interrogativo.

I maxischermi ai lati del muso di una enorme Buick Electra azzurra del ’59 che sormonta il palco riportano il countdown all’inizio del concerto. Precisi come un orologio svizzero alle 20.30 Jon Bon Jovi, Tico Torres e David Bryan, coadiuvati live da Hugh McDonald al basso, Bobby Bandiera alla chitarra, e in queste date da Phil X in sostituzione di Sambora, scendono dalla loro “vettura” virtuale per salire on stage e iniziare con That’s what the water made me. Il tempo di un saluto e di rivelarci qualche dettaglio sulla performance, e si continua con pezzi di un passato non recentissimo, come Raise your hands, You give love a bad name, Runaway e Born to be my baby, che però hanno sul pubblico un appeal addirittura maggiore dei nuovi singoli.

La band del New Jersey ha sempre avuto un grande seguito nel nostro Paese, spesso denigrato quando era ora di scegliere le tappe del tour; un fan club forte, ripagato con zone del parterre espressamente dedicate e che già a Udine nel 2011 si era fatto notare per aver trasformato lo stadio in una coreografia vivente. Beh, a San Siro ha fatto anche di meglio, dotando il parterre di bandierine dell’Italia e gli spalti di fogli di plastica colorata, con tanto di istruzioni per l’uso. Quindi, ligi al dovere, in 50.000 dai nostri posti sull’intro di Because we can solleviamo i nostri foglietti a creare una bandiera americana e la scritta Bon Jovi Forever. Inutile dire che è il colpo d’occhio è emozionante, talmente tanto che lo stesso frontman deve fermarsi e ricominciare la canzone da capo per la commozione.

Il tempo scorre, i successi anche, canzoni come We got it goin’ on sono l’ideale per coinvolgere lo stadio in un coro infinito, come se ce ne fosse bisogno: la sua risposta è sempre pronta e partecipe. Keep the faith e In these arms, come altre, mancano forse di quegli acuti che sono stati il marchio di fabbrica nell’era del glam rock, ma di sicuro non perdono in qualità. Alla domanda. “Is there a doctor in the house?” il pubblico è in visibilio, perché sa che l’aspetta Bad medicine. E con essa la fine della prima parte dello show.

I Bon Jovi riescono praticamente subito per una sfilza di encore: Dry county, Someday I’ll be Saturday night e Wanted dead or alive, altro super classico che però più di tutte risente dell’assenza dei cori del buon Richie. Phil X è senza dubbio un ottimo sostituto dal punto di vista musicale, ma per molti è un colpo al cuore non sentire i suoi appassionati assoli di chitarra.

C’è spazio anche per qualche richiesta pescata dai cartelli dell’area riservata al fan club: debutta così Undivided, brano scritto dal cantautore americano dopo l’11 settembre e che forse in qualche modo ha dato vita al filone patriottico che si è impossessato della sua musica negli ultimi anni. Gli encore, i primi almeno, si concludono con It’s my life e Livin’ on a prayer, come sempre iniziata in acustico, che Jon non riesce nemmeno a cantare, tanto il coro del pubblico sovrasta la sua voce.

La band saluta, ma sa che ha ancora qualche cartuccia (e che cartuccia!) da sparare, così dopo pochissimo è di nuovo on stage per accennare la prima strofa e il ritornello di Never say goodbye. Mai titolo fu più profetico: lasciare andare la folla di Milano che così tanto calore gli sta dando è dura. Così c’è ancora tempo per Always, These days e poi, quando sembra essere davvero giunta l’ora, Jon richiama i componenti del gruppo con un fischio e intona This ain’t a love song, che esce vincitrice da una votazione che ha lasciato in panchina mostri sacri some I’ll be there for you e Bed of roses. E poi si congeda. Stavolta per davvero.

Per oltre tre ore i Bon Jovi ci hanno fatto saltare, urlare, cantare, ci hanno strappato un sorriso e una lacrima, ci hanno fatto sentire parte di quel sogno che portano avanti da ormai 30 anni, e che continua anche grazie a noi. Ci hanno legato per la vita, perché anche se l’ultimo album non ti è piaciuto, e la svolta country degli ultimi anni ti ha allontanato, quello dei Bon Jovi è un tunnel da cui non si esce. E ogni volta che li vedo dal vivo, mi ricordo perché.

 

Setlist:

–         That’s what the water made me

–         You give love a bad name

–         Raise your hands

–         Runaway

–         Lost highway

–         Born to be my baby

–         It’s my life

–         Because we can

–         What about now

–         We got it goin’ on

–         Keep the faith

–         Amen

–         In these arms

–         Captain Crash and the Beauty Queen from Mars

–         We weren’t born to follow

–         Who says you can’t go home

–         Rockin’ all over the world

–         I’ll sleep when I’m dead

–         Bed medicine

Encore:

–         Dry county

–         Someday I’ll be Saturday night

–         Love’s the only rule

–         Wanted dead or alive

–         Undivided

–         It’s my life

–         Livin’ on a prayer

Encore:

–         Never say goodbye

–         Always

–         These days

–         This ain’t a love song

 

 

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Simona Fusetta
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