Blind: la recensione di Youmanity

Youmanity è il primo disco dei Blind: si rivela materia interessante per chi ama il prog rock. La band toscana mescola sapientemente le carte, passando dai territori hard tipici degli anni settanta a quelli più acustici.
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Blind

Youmanity

(VREC)

progressive rock

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Blind Youmanity recensioneIl primo disco dei Blind si rivela materia interessante per chi ama il prog rock. La band toscana, in undici canzoni, mescola sapientemente le carte, passando con grande disinvoltura dai territori hard tipici degli anni settanta a quelli più acustici.

Nei brani il quintetto dimostra una grande apertura verso le melodie che vengono proposte in modo accorto e mai scontato e questo rende il lavoro sicuramente passibile di più ascolti per poter essere assimilato al meglio.

Dalle atmosfere sognanti e funkeggianti di Freak Master, alla dolce The Promise, passando per la cupa No Musk, il viaggio dei Blind è un percorrere le tante strade del rock in maniera classica, mettendo davanti un certo gusto per gli arrangiamenti che risultano essere di prima qualità.

Non mancano neanche i riferimenti a band più moderne e che, ormai, stanno diventando dei classici a loro volta. Homecoming, ad esempio, ricorda nell’arpeggio iniziale Immortality dei Pearl Jam, mentre Life 2.0 e Time To Change hanno più di qualcosa degli Incubus di Brandon Boyd. In definitiva i ragazzi di Prato, con questo loro primo album, fanno intendere di avere molte frecce da scagliare dal proprio arco.

Ora sta ai Blind saperle tirare nella direzione giusta. Il futuro è tutto dalla loro parte e questo non è poco.


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Francesco Brunale