Auge
Spazi Vettoriali
(VRec)
rock
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Come possiamo definire la musica dei fiorentini Auge? New Wave? Ni. Post Punk? Ni. Rock? Ni. Probabilmente, senza farsi troppe domande, il loro sound è tutto quello che abbiamo scritto in precedenza, visto che prende a piene mani da generi e sottogeneri che vivranno e continueranno ad esistere per sempre.
Frullando il tutto, con un gusto sempre attento per la melodia, il quartetto toscano tira fuori il suo secondo lavoro (Spazi Vettoriali) che è un grande passo in avanti rispetto al proprio predecessore uscito nel 2022 (In Purgatorio).
È soprattutto il songwriting ad essere cresciuto, ad essere maturato e questo aspetto ha portato la band su un livello decisamente superiore.
Partiamo dalla fine, puntando benevolmente il dito sulla conclusiva Universi. Questa è una traccia che ci ricorda l’ultimo Andrea Chimenti, ma che è un crescendo continuo di emozioni e che sembra diventare incessantemente più bella al suo tramonto quando il sound si allarga sempre di più in un arrangiamento di melodie di prim’ordine.
Se, invece, vogliamo pensare a qualcosa di più diretto, basta ritornare indietro, alzare il volume al massimo e dare un attento ascolto a Firenze. Il suo ritornello ripetuto allo stremo delle forze “Firenze ha ucciso la new wave”, che tanto fa ribalzare in testa quello urlato da Manuel Agnelli in Non Si Esce Vivi Dagli Anni 80, è semplicemente meraviglioso per semplicità e facilità con cui potrà essere cantato in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo in cui ci troveremo.
Molto diretta è anche Ero Lì, dalle venature post punk, ma che si caratterizza per cambiare totalmente registro nella sua seconda parte quando subentra l’elettronica che ne rallenta i ritmi iniziali.
Un certo senso di oscurità pervade un pezzo pesante (quasi grunge nella sua cadenza) come Maestrale che ha una melodia trasversale che si fa apprezzare con il passare degli ascolti.
Ecco, Spazi Vettoriali è un contenitore di musica buona, splendidamente suonata, in cui la produzione del bravissimo Flavio Ferri riesce ad esaltare le virtù di ogni singolo componente della band. Si respira qualità dall’inizio alla fine, certificata anche da una traccia alternative come La Teoria che mette in evidenza la capacità camaleontica degli Auge di sapersi muovere su più campi. Il 2025 italiano, dunque, nasce sotto i migliori auspici e di questo ne siamo molto contenti.
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