Argetti: Flags of Karma

I vicentini Argetti Pubblicano il loro secondo lavoro. All'insegna di punk e melodia

Argetti

Flags of Karma

(Cd, No Reason Records, 2008)

punk, rock, hardcore

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Quando penso all’hardcore punk italiano, per ragioni anagrafiche, nella mia mente affiora il ricordo della gloriosa scena anni ’80: gruppi come Negazione, Indigesti, Wretched, Raw Power.

Non poteva esserci atteggiamento più sbagliato per approcciarsi agli Argetti: i quattro vicentini, infatti, del tutto si discostano da quelle sonorità pregne di ‘malessere’ per sfoggiare un frizzante melodicore fatto di basi ritmiche mai troppo spinte, chitarre melodiche e ritornelli penetranti nella tradizione della scena americana degli anni ’90. Ci muoviamo sulle coordinate di bands come Strike Anywhere e Lifetime, e il suono di “Flags of Karma” sembra molto più imparentato con la scena d’oltreoceano che con quella di casa nostra. A testimonianza di ciò si può notare come gli Argetti godano di stima nel circuito internazionale, tanto da calcare con successo i palchi di mezza Europa.

Le dodici tracce che costituiscono questo cd sono tutte ben confezionate e altrettanto ben registrate: il missaggio rende al meglio la potenzialità dei brani, con suoni nitidi e potenti su cui svetta la voce agrodolce di Guido.
Quaranta minuti di freschezza e melodia, di refrain da mandare a memoria e urlare sotto il palco di un locale buio, alcoolico e sudato.

Forse la proposta è un po’ datata. Forse non c’è spazio per chissà quali innovazioni in un genere che per definizione è fatto di stilemi. Forse non ha più senso di parlare di DIY negli anni della digitalizzazione globale. Ma questo “Flags of Karma”, pur senza mostrare troppe pretese, è un ascolto piacevole. Un disco fragoroso e sincero. Di quelli di cui magari non senti l’esigenza, ma che quando ti capitano per le mani ti allargano il cuore.

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Vittorio Arena
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