Voyna
Monsters
(Aenaos Records)
post-punk, darkwave
A quattro anni di distanza da The Cinvat Bridge, prezioso esordio in full-lenght pervaso da una inquietudine arcana e profondamente tangibile e a due dall’EP ….And The Heresies, Peer Lebrecht, leader dei berlinesi Golden Apes, torna sul mercato con il suo side project Voyna e Monsters, un disco a tratti sorprendente mixato e masterizzato da Thommy Hein presso i Thommy Hein Studios di Berlino che oltre a Peer (musica, parole, programmazioni e sintetizzatori) vede la partecipazione di Thommy Hein e Maximilian Hennig alle chitarre e Christian Lebrecht al basso.
Il disco, appena uscito su Aenaos Records, è infatti un concentrato di sensazioni opposte ma mai contrastanti spalmate armoniosamente sulle undici tracce incluse, il mood che si incontra e dentro il quale si affonda senza soluzione di continuità è assai diverso dal respiro cupo e tremendamente nostalgico dell’esordio, sembra quasi che Peer abbia trovato il suo stato di grazia aprendosi al mondo e alle emozioni positive.
Cardine essenziale resta quel timbro di voce inconfondibile, morbido, suadente e carezzevole, sempre sospeso tra intima spiritualità e gelido distacco, un velo leggerissimo di malinconia ammanta ancora pensieri e parole ma è l’estrema ariosità dell’insieme che colpisce davvero nel profondo, lo shining intenso e costante che si ripete ad ogni apertura, ad ogni ripartenza, ad ogni nota vocale emessa da Peer.
Quello nato nel 2020, durante il periodo pandemico, come progetto parallelo informale e disimpegnato dell’artista berlinese (che lui stesso definiva “sua seconda casa nonché parco giochi musicale”), nel tempo si è magicamente evoluto in un macrocosmo creativo del tutto autonomo dove albergano in perfetta sintonia i colori delle proprie origini e la ricerca costante di nuovi territori sonori che hanno alfine partorito un’identità distinta e molto ben definita.
L’ariosa luminescenza di cui parlavo per sommi capi all’inizio di questo scritto si riversa in maniera preponderante nelle spire magnetiche della ispiratissima Waters, nel pathos crescente e suggestivo di Midnight Sun, negli inattesi ritmi briosi di Calcium Well e nell’eleganza minimalista del primo singolo estratto, Wrong Face, giocata su una pregevole dicotomia di luci ed ombre.
La carezzevole Mountains, l’elegante Milk e l’oscura, tormentata, title track lanciano vistosamente uno sguardo al passato mentre al futuro si orientano invece All Your Ways con il suo spleen latente e Days Of Light dominata da un’inquietudine martellante e distorta.
White merita invece un capitolo a parte, ballad elegiaca e dilatata capace di commuovere fino alle lacrime, magia, passione, dolore, rimpianto, un coacervo di sentimenti così forti da trapassare il cuore, le linee vocali di Lebrecht, mai così ispirate lasciano davvero un segno indelebile nella mente di chi ascolta.
Voyna è la convergenza catartica di parole e suoni all’interno del continuum sinaptico durante il riflusso della luce all’apertura degli occhi, spiega Lebrecht, Monsters è il suo nuovo figlio, allo stesso tempo innovatore e reazionario, nostalgico e luminescente, introspettivo e assolutamente liberatorio.
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