Valerian Swing: Draining Planning For Ears Reflectors

Il caos ragionato di Draining Planning For Ears Reflectors affascina e sorprende per come sfugge alle barriere di genere

Valerian Swing

Draining Planning For Ears Reflectors

(Cd, Risingworks/Self, 2008)

math-core

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Bella sorpresa l’esordio dei Valerian Swing, Draining Planning For Ears Reflectors: un album intenso e caotico, da affrontare con pazienza per coglierne l’essenza indefinita, la disomogeneità grezza e candida.

I ragazzi di Reggio Emilia hanno lavorato diversi anni per calibrare con una tale “follia ragionata” così tante influenze in un unicum sperimentale fuori da ogni categoria, a sottolineare un coraggio che supera ogni barriera musicale e non si piega al gusto dell’ascoltatore medio.
Si prenda It is Difficult for us to explain our way of decontextualizing music, expecially because of a conundrum: what if skin suddenly gets permeable?, undici minuti liberi di stupire con accostamenti estremi e inserti imprevedibili: fino al quarto minuto è rock malinconico, poi un urlo lancinante squarcia il silenzio e inizia la fase heavy metal, interrotta da incursioni acide per poi ripiegare nel rock iniziale.

Fraseggi prog-sghembi alla Henry Cow (The Little Prince Finally Explodes), scorribande jazzy e post-hardcore (Fracassius And His Way Of Copying And Pasting), stravaganza pura di derivazione Captain Beefheart (Mr ”I Never Laugh” Laughs), psichedelia pura (Shitty Pudding Pearl): questo è Draining Planning For Ears Reflectors, ovvero avanzare senza una direzione precisa ma con uno stile asimmetrico che conquista.

Se allarghiamo l’inquadratura di questa raffinata de-contestualizzazione, è possibile scoprire due costanti chiave che attraversano l’album: un’incandescente anima math-core simil The Dillinger Escape Plan (Never Ending Accusative/Storm in a Space Loo) e soprattutto la voce di Raffaele Marchetti, capace di accostarsi con naturalezza alla variabilità dell’album, ora gridando, ora modulando dolcemente i toni.
Tra le sezioni più soft segnaliamo Also Superheroes End (leggere perlustrazioni chitarristiche interrotte da combo improvvise) e The Little Prince Finally Explodes, mentre l’adrenalina sale con Fracassius And His Way Of Copying And Pasting (heavy metal intervallato da incursioni eccentriche) e l’incubo strumentale di Shitty Pudding Pearl.

A ogni ascolto Draining Planning For Ears Reflectors regala qualcosa di nuovo, e per questo o affascina o spaventa.
Un consiglio spassionato: non abbiate paura, la creatività libera dei Valerian Swing merita la vostra attenzione.

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Marco Tasso
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