Thee Oh Sees: The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night In

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Thee Oh Sees

The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night In

(Cd, Tomlab Records, 2008)

indie-rock,  psichedelia

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Che musica spaesante, quella dei Thee Oh Sees. Immaginatevi i Pixies che fanno una cover dei Jefferson Airplane chiedendo ai Sonic Youth una mano. L’intruglio garage/noise/psichedelico che potrebbe venir fuori si avvicina molto a The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night In, l’ultimo album della band di San Francisco guidata da John Dwyer.

The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night Inè la perfetta colonna sonora di un sogno strampalato, talmente vorticoso e destabilizzante da trasformarsi in un incubo grottesco.
Questo è l’effetto della ripetizione martellante di strimpellate grezze, rese inaspettatamente ossessive e angoscianti da effetti di eco e da voci alterate e sarcastiche. Come se i Thee Oh Sees ti stessero sfottendo, ma tu non riesci a capirli perché frastornato dalla loro musica labirintica.

Difficilmente si esce con i nervi ancora integri da Graveyard Drug Party, con una base ritmica grezza e scarna, ipnoticamente monotona, su cui si affastellano coretti sgraziati, come difficilmente si può rimanere insensibili (nel bene e nel male) con la cacofonica Quadrospazzed, un affastellamento unico di aspre graffiate di chitarra e di gridolini diluiti nel tempo.

Il disco ha il suo fascino anche quando diventa meno trasognato e più terrigeno, con degli arrangiamenti garage, noise e rockabilly (Adult Acid e Poison Finger), tutti accomunati dalla stessa, incosciente, violenta energia.

La musica dei Thee Oh Sees è talmente anticonvenzionale da non essere alla portata di tutti. Ma The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night In deve essere ascoltato e riascoltato da tutti. Solo così si possono comprendere le infinite possibilità della musica, che a volte può essere talmente imperfetta da essere affascinante, talmente assurda da conquistarti completamente. E ti sembra di essere in un sogno anche se hai gli occhi aperti.

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