The Niro: recensione di La Nascita

La Nascita è il nuovo album di inediti del cantautore e polistrumentista The Niro. Un viaggio pieno di dolore, discernimento, introspezione e bellezza, proprio come la vita.

The Niro

La Nascita

(Esordisco)

canone d’autore, indie rock, indie pop


Vivere i nostri giorni in questo momento storico buio come non mai, devastato dalle guerre, raggelato nei rapporti interpersonali sempre più labili e superficiali, mortificato nella dignità e nell’orgoglio, umiliato nei sentimenti e nei buoni propositi e potrei aggiungere stracolmo di becera volgarità, squallida esaltazione dell’ego, miserevole perdita di valori morali, effimera ostentazione dell’apparenza, diventa sempre più difficile lasciarsi trasportare dalla fantasia, dedicarsi all’introspezione, farsi avvolgere dal potere magico e salvifico della poesia.

Proprio per questo l’ascolto de La Nascita, il nuovo album di The Niro appena uscito su Esordisco, riporta tutto all’essenza, al nocciolo della questione, al punto focale dove noi tutti dovremmo arrivare attraverso un lavoro certosino rivolto prima verso noi stessi e poi alla realtà circostante.

The Niro, all’anagrafe Davide Combusti, è l’ultimo dei poeti, l’ultimo sognatore rimasto, uno dei pochi che riesce ogni volta (in questo caso ancora di più) a sbatterci in faccia le nostre fragilità, i nostri sogni infranti, le nostre delusioni, i nostri ricordi sbiaditi che d’un tratto si rifanno vividi e colorati come un tempo lasciando intravedere un margine di speranza perfino in quei frangenti difficoltosi nei quali sembra quasi impossibile scorgere una flebile luce nel chiaroscuro di tunnel infiniti.

The Niro presenta undici nuove canzoni, cantate in parte  in italiano altre in inglese altre ancora in entrambe le lingue, che appaiono come fermo immagine del momento, il qui ed ora intervallato da incursioni nel passato e proiezioni verso il futuro, la sua voce inconfondibile e ricca di inesauribili sfumature si fa avvolgere da un tappeto di suoni morbidi e raffinatissimi dove gli strumenti acustici sono amalgamati con l’uso consapevole dell’elettronica light, mai spinta all’eccesso ma sempre funzionale alla matrice di ogni brano.

Una nuova sfida per il cantautore romano che oltre a suonare tutti gli strumenti, per la prima volta si mette alla prova come produttore di un suo lavoro portando a casa un risultato davvero sorprendente, lui stesso lo racconta così “L’album è¨ stato realizzato a casa mia, in solitudine. Ho suonato ogni nota di questo disco; è stato un viaggio pieno di dolore e bellezza. Come la vita. Ne vado molto fiero e spero possa fare breccia nei vostri cuori”.

Non solo La Nascita sta facendo breccia nei cuori di chi lo ha già ascoltato, ma riesce nel non facile compito di entrare sottopelle per divenirne cellula vitale che fiorisce ogni volta come ciclica, imperitura, primavera.

Protagoniste assolute sono le ballad, per eccellenza la comfort zone di Davide, perché è con quella forma canzone che riesce a dare sempre il meglio di sé aggiungendo ogni volta dettagli preziosi, la voce ad esempio, in questo album è più serena, rassicurante, morbida, meno uso del falsetto più spazio al bel canto di cui è maestro assoluto, per non parlare delle orchestrazioni magistrali e delle aperture da brivido, colpevoli di generare una commozione crescente e costante.

Ad eccezione delle più ritmate Tarantola – scritta sulla dicotomia vittima/carnefice – Borderline, anti-inno dedicato a quel genere di persone capaci di vivere senza mai mettersi in discussione, e Bergman incentrata sulla mancanza di empatia, le rimanenti otto tracce fanno sognare e riflettere, a volte sembra di camminare su nuvole gonfie di pioggia, aldilà di tutte le brutture umane alla ricerca di un porto sicuro (Ulisse), di attimi di solitudine per non ferire chi ci sta accanto (My desires), del sogno di far rivivere ideali di armonia e fratellanza fra gli uomini (I Have a Dream, ispirata alla vita di Martin Luther King).

E ancora l’auto invito a non rimanere incastrati nella malinconia del passato (So Odd), il ricordo di un viaggio legato all’immagine di una donna mentre danza  pole-dance in una vetrina a luci rosse (Amsterdam), il sogno di giornate di sole da vivere en plain air (Rainy Days).

Lascio per ultima la traccia che sin dal primo ascolto mi ha tramortita, lasciandomi in un angolo a riflettere sulla mia esistenza, il bello della musica è proprio questo, trovare affinità elettive con chi scrive, canta e probabilmente piange con te anche a distanze siderali: La Nascita è un capolavoro senza tempo, un atto d’amore imprescindibile nei confronti della vita, un viaggio a ritroso tra errori, incomprensioni, dolori e rimpianti, la delicatezza infinita delle prime battute fino all’orchestrazione tonda e piena delle aperture partoriscono un lavoro d’insieme impossibile da descrivere a parole, uno di quei brani da cantare a braccia aperte in attesa di accogliere un abbraccio eterno, sullo sfondo echi lontani à la Bon Iver, Radiohead, Mogwai…

Con La Nascita The Niro tocca le corde più profonde dell’anima con un linguaggio lirico/sonoro che è un piccolo, incantevole, elegante trattato di ars poetica.

https://www.facebook.com/theniroofficial/

Amazon Music Unlimited, tutta la musica che vuoi, dove vuoi, ad altissima qualità!

In qualità di Affiliato Amazon, riceviamo una piccola percentuale dagli acquisti idonei. Usando i nostri link, quindi, non spenderete un centesimo in più, ma contribuirete al mantenimento del sito.

Gli ultimi articoli di Elisabetta Laurini

Condivi sui social network:
Elisabetta Laurini
Elisabetta Laurini
Articoli: 156