See You Downtown: recensione cd omonimo

SYD (acronimo per See You Downtown) è il progetto di Marco Pettinato, musicista catanese che, con la complicità di Roy Paci, tenta di contaminare rock ed elettronica da dancefloor

See You Downtown

s/t

(Cd, Etnagigante)

electro-rock

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See You DowntownSYD (acronimo per See You Downtown) è il progetto di Marco Pettinato, musicista catanese che fa il suo esordio su album dal titolo omonimo. Prima di questo progetto Pettinato aveva già pubblicato svariati EP e remix (tra i quali spiccano quelli ufficiali per gli Smiths).

Affinate le tecniche di produzione di musica elettronica negli USA, Pettinato condensa tutto quello che apprende in questo disco, spalleggiato da Roy Paci (in qualità di produttore) e da Marco Trentacoste (sound engineer).

Cantato in lingua inglese, l’album vuole essere uno spunto di riflessione per tutti, affrontando temi (comunque triti e ritriti) come lo scorrere inesorabile del tempo e la frenesia che ci condiziona la vita. E lo fa attraverso un uso dell’elettronica ballabile, ritmata, attingendo ad esempio da gruppi nostrani come Subsonica e Planet Funk.

Non mancano riferimenti alla techno, all’house (come in Just For A While) e alla più ritmata disco-funk (Broken Generation). L’album è comunque variegato pur nella sua non sufficiente qualità.

Sinner ha un ritmo techno ossessivo, cantato caotico e pulsazioni da discoteca. I vortici futuristici di How Many Reasons, che probabilmente renderà di più dal vivo, lasciano spazio alla chitarra dissonante nel finale. La melodia si fa più oscura in Every Grain, che tra archi e riverberi crea un atmosfera horror-fiabesca. L’elettronica di I Hold You è quadrata e composta, senza pretese, ed è accompagnata dalla bellissima tromba di Roy Paci. Se To The Deeper Space è martellante e confusionaria, la strumentale Trip To Miami si apre monumentale (salvo poi sfociare nel solito ritmo ballabile che banalizza tutto).

See You Downtown è composto da canzoni innocue farcite di elettronica: troppo discotecaro per un pubblico rock, troppo rock per un pubblico da discoteca. L’album si pone nel mezzo non accontentando a pieno tutti. Frozen per giunta sembra un pesce fuor d’acqua: è un blues desertico che non ha alcuna attinenza con l’intero album. Per quanto ben fatto, in questo album electro-rock il brano non può (e non doveva) affatto trovare spazio.

 

http://www.seeyoudowntown.eu/

 

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Alessio Morrone
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