Saturn’s Cross: recensione di Cheat Death

Disperazione e rassegnazione sono i temi ricorrenti in Cheat Death. L'ultima fatica a firma Saturn’s Cross s'addentra nelle glaciali atmosfere tipiche della coldwave.

Saturn’s Cross

Cheat Death

(Avantgarde Music)

coldwave, synthwave, industrial

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Mi accingo ad ascoltare l’album di Saturn’s Cross e lo faccio proprio di sabato, il giorno in cui si è riposato il Dio cristiano dopo la creazione ed in genere giornata di distacco ed introspezione. Saturno è il sesto pianeta del sistema solare ma anche il dio del tempo e della morte munito di falce nella mitologia classica.

Sebastian Montesi, la mens di questo progetto, ha scelto il simbolo di Saturno (la falce e la croce che stanno ad indicare la caducità e il ciclo nascita-vita-morte), facendomi venire subito in mente un artista tra i miei preferiti, Sopor Aeternus, che ha spesso adottato questo pianeta come metafora/simbolo/argomento della sua opera.

Su questo artista si trovano poche informazioni in rete nonostante la sua attività prolifica. L’avventura di Saturn’s Cross è iniziata nel 2018 con Praying Behind The Graves, seguito poi da This Is Going To End In Blood e quest’anno Cheat Death per l’etichetta Avantgarde Music, specializzata in black e doom metal.

Il canadese Sebastian Montesi ha cambiato anche look, si è tagliato i capelli, ha messo da parte le dure sonorità del metal, ha accantonato il basso e la chitarra distorti che suonava nelle band death e black metal degli Auroch e dei Mitochondrion, per vestire i panni oscuri di un’algida coldwave.

I Saturn’s Cross sono diventati un duo, Sebastian alla voce mentre al basso e seconda voce c’è un personaggio che si identifica con un codice numerico: 1908.

Veniamo ora al disco che si trova in CD digipack, su vinile bianco e azzurro e in versione digitale e partiamo dalla copertina che è molto inquietante ed angosciante. Si vede una foto un po’ sfocata con le tonalità del blu. Un uomo inquadrato di tre quarti con il volto mezzo in ombra, alle sue spalle un altro uomo di cui non si vede il volto, essendo la foto tagliata all’altezza del collo, che gli punta la lama di un coltello alla gola.

Queste le parole di Sebastian a proposito del disco: “Cheat Death non si pone limiti di genere, e si abbandona a qualcosa che a volte è estremamente abrasivo, altre volte inebriante. Cheat Death è una consapevole esplorazione del labirinto infinito e una lampada di vetro nero come la pece destinata a fungere da faro nelle profondità senza luce dello spirito umano. È un tuffo a capofitto nell’oscurità della psiche e dell’anima, senza rete per fermare la caduta. Questo album inaugura una nuova era per i Saturn’s Cross. Ma è anche l’album che il progetto ha avuto in mente sin dall’inizio.”

L’album racchiude 10 brani, di cui alcuni strumentali, tutti intrisi di una fredda elettronica che accompagnano testi che trasudano disperazione e rassegnazione. Cercando delle influenze dal passato, ci sento gli storici Front Line Assembly o gli Skinny Puppy (due gruppi canadesi tra l’altro) ma anche i contemporanei Soft Moon e il progetto Perturbator.

 

Il primo brano Fasting From Mercy, di cui è uscito anche il video ufficiale, esprime l’angoscia e la sofferenza di chi è senza speranza. L’altro offre un segno di pace rappresentato dal ramo di ulivo ma lui ci si frusta. Viene anche un dubbio: l’altro chi è? Nel video non si vede il suo volto, potrebbe essere il suo doppio che si autopunisce per un gusto masochistico forse?

“Mi flagello la schiena con il ramoscello d’ulivo che mi hai offerto Non può esserci perdono, non può esserci pace alle porte Ho cercato per tutta la notte, urlando nomi che ancora non conosci”.

Il secondo brano, Hell To Pay, è una sorta di biglietto per l’inferno per i dannati, si continua sulle sonorità di un tappeto synth con una base ossessiva, mentre il terzo, Last Night We Said A Great Many Things, ha connotazioni più industrial introdotto da un cantato a due voci: una pulita e l’altra distorta.

Cheat Death, la title track, è il brano più lungo (9.50 min.), è strumentale a parte l’urlo “cheat death” che suona come un disperato imperativo o esortazione ad eludere, appunto “ingannare” / “cheat”, la Morte. Ha un ritmo martellante, ipnotico, ossessivo che non lascia speranza e che si spegne lentamente sul finire del brano: gli ultimi battiti di un cuore pulsante.

The Violence, a dispetto del titolo, è un brano molto delicato, il cantato è quasi sussurrato, un po’ new wave e mi ricorda qualcosa dei Massive Attack o dei Nine Inch Nails.

In The Prostitute’s Son mi piace il contrasto di due cantati: quello delicato di Sebastian ed il controcanto sottovoce che sembra provenire dall’oltretomba di 1908.

Exit Visas è un altro brano strumentale che si può considerare come una breve pausa ristoratrice, una boccata d’aria, un’uscita temporanea dagli abissi infernali, come suggerisce il titolo stesso.

Ma segue poi The Past Is Never Dead, un altro brano molto cupo che fa sprofondare nuovamente l’ascoltatore nei neri abissi degli Inferi.

You Must Honour The Pact è il penultimo brano, il cui suono ossessivo accompagna la richiesta del Diavolo di onorare il patto con l’Inferno: il prezzo, ineluttabilmente, è l’anima del dannato che ha chiesto i suoi favori.

L’ultimo brano, Vicious Gods Of Night, è una preghiera sussurrata alle oscure e maligne divinità della notte, un brano malato che si blocca improvvisamente per poi riprendere, come se fosse difettoso l’audio o saltasse la puntina su un vinile.

L’album di Saturn’s Cross è stata una piacevole scoperta, certo magari non brilla per originalità, ma ormai è difficile creare qualcosa di totalmente innovativo. Avrei voluto approfondire di più, ma l’artista sembra voglia mantenere un alone di mistero creando ostacoli per trovare informazioni.

https://www.facebook.com/saturnscross

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Ernesto Galli
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