Yumma Re: Sing Sing

Il suono dei Yumma Re riparte da dove quel Cristo si fermò nella loro bella Eboli, e Sing Sing è l’album che si posta tra la pietra miliare e una nuova direttrice di percorso musicale in avanti

Yumma Re

Sing Sing

(Monochrome)

indie folk

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yumma-re_sing-singLe rimembranze, i sapori amari o meno e il cemento del quartiere nel quale si è cresciuti e vissuto fino ad un certo periodo, i suoi momenti, odori, puzze, gioie e sconfitte sono l’architettura poetica del nuovo disco dei campani Yumma Re, Sing Sing, un nome che porta l’attinenza immaginaria di una America distratta e del famoso carcere del cui nome il quartiere di Eboli sopracitato (chiamato veramente Sing Sing) ha segnato chi ci ha vissuto veramente portandone intatte le stimmate di un passato incancellabile.

Dieci tracce di “tutto”, un mix caleidoscopico di suoni che attingono blues, ritmi in levare, ballate dal sapor mediterraneo e latino La reina de la aldea, electronic touch e folk e che celebrano lo scorrere della vita in puro stile “raccounteurs meticciato” e dove anche la voce guida di Luigi Nobile non spreca mai una parola in più, un felice gioco di non rimessa che fa piacere all’ascolto e offre valore aggiunto alla nostra musica indipendente.

Sì, il ricordo è la parte predominante di questa tracklist, il volgere lo sguardo all’indietro per ritrovare quei colori e istinti prima che si dissolvano nell’oblio di un qualcosa, ancor prima che il nuovo cancelli irreparabilmente il vecchio, ma il tenero cantautorato dei Yumma Re rende tutto il tessuto sonoro e lirico “impermeabile” alla distruzione della memoria e dei fotogrammi giovanili di essa.

Anche una certa Inghilterra fa il suo agro balzo tra i brani, si con le sue nebbie dubby Moon (you broke my heart), il funkyes bristoliano You let my down, ma poi si ritorna nelle trame gigione e lievemente mex di Autumn song, nelle rockambulerie anni Ottanta di Spank politics, Sudamerica, per finire – a random – nelle psichedelie sperimentali alla Beck di Rotten meat, traccia che esalta il riascolto immediato del disco.

Tra nostalgia e canti in avanti, un ascolto privilegiato di grandezza. 

 

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Max Sannella
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