Sigur Rós: Valtari

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Sigur Rós

Valtari

(Cd)

ambient

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Era abbastanza chiaro e prima o poi doveva accadere. La lunga attesa, i progetti paralleli, il desiderio, realizzato, di diventare papà. I Sigur Rós sono cambiati e così la loro musica.

Valtari arriva dopo quattro anni dal precedente lavoro in studio ed a poca distanza dal dirompente Dvd live Inni, abbandonando completamente tutte le tinte allegramente pop, per tornare a quelle sonorità dilatate degli esordi. Ma dimenticativi le aritmie post rock, completamente e forse definitivamente scomparse.

Da ascoltare a volume altissimo per assaporarne tutte le impercettibili sfumature ed evitare di assopirsi. Sì, perchè Valtari è una dolcissima sequela di lunghe ninna nanne, che più si ascoltano e più si rimane intrappolati in quella sensazione ancestrale che alleggerisce la mente.

Un album fragile, nel senso pieno della parola. Un lavoro che sembra non decollare mai, ma forse il vero intento della band islandese era proprio quello. Ma una volta riusciti a superare l’ostacolo del primo ascolto e lo scoglio disorientante di affrontare ciò che non ti aspetti, ecco presentarsi un lento ed intenso piacere.

Tutto il cd è un trionfo di archi, echi di voci bianche, pianoforti, carezze elettroniche e la voce in falsetto di Jonsi, che trasportano in un affascinante universo ovattato, dove tutto è lentamente dilatato, come in un viaggio attraverso le nuvole in una giornata di sole.

Varúð è sicuramente il brano più riuscito dell’intero lotto, forse perchè è l’unica dove riecheggiano con forza tutte le sensazioni alla Sigur Rós ed il classico finale esplosivo. Ed è anche l’unica con l’irruenza della batteria, praticamente assente in tutto il resto dell’album.

Valtari porta con se qualcosa di sacrale e di non facile assimilazione. Un viaggio in bilico sulla lama di un rasoio che separa l’estasi dall’abisso e che sicuramente dividerà in due parti (rigorosamente uguali) le opinioni di tutti.

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