Ruggine: Iceberg

Le chitarre martellanti math-rock/post-core e i versi apocalittici dei Ruggine e del loro Iceberg

Ruggine

Iceberg

(V4v-Records/Canalese Noise/Vollmer)

math-core

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Ruggine- IcebergUn po’ Don Caballero un po’ Massimo Volume: è questo il binomio attorno a cui ruota Iceberg, il nuovo album dei Ruggine. La band di Cuneo ha imparato a memoria la lezione di questi gruppi e l’ha fatta propria, impostando questo secondo album sull’aggressività strumentale dei primi e sulle declamazioni dei secondi.

Risale al 2005 il debutto dei Ruggine: si tratta di uno split con il gruppo dei Fuh, a cui ha fatto seguito un omonimo EP (2008), fino ad arrivare al vero e proprio banco di prova, l’album Estrazione Matematica Di Cellule.

La formula per tutti i brani (tranne l’ultimo) è la stessa: chitarre martellanti math-rock/post-core e versi apocalittici. La musica è possente e il recitato è lo stesso di quello di Emidio Clementi, in chiave decisamente più rabbiosa. I testi sono improntati su quelli dei Massimo Volume, quindi stesso senso di inquietudine, stessa paranoia e stesso metodo di porsi le domande, nonchè stesso modo di scrivere. Musicalmente fa eccezione CDS, pezzo di chiusura che supera i nove minuti e attinge anche dalla musica ambient, creando un’atmosfera sinistra da incubo.

Il risultato di questo Iceberg potrebbe essere di gran lunga superiore senza l’esistenza delle band citate: quindi purtroppo per i Ruggine si tratta solo di un album fotocopia.

 

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Alessio Morrone
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