Popol Vuh: Revisited & Remixed 1970-1999

Non proprio una semplice operazione commerciale questo Revisited & Remixed, che racchiude in maniera egregia l’indole extracorporeo-musicale dei Popol Vuh

Popol Vuh + Aa. Vv.

Revisited & Remixed 1970-1999

(Cd, SPV Records)

krautro(ni)ck(a), ambient

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Popol Vuh revisited and remixed 1970 1999Esce Revisited & Remixed, doppia compilaton data alle stampe dalla SPV, in omaggio ad una delle band di kosmische musik più importanti di sempre: i Popol Vuh. Una raccolta che racchiude in gran parte materiale tratto dalle soundtracks composte dai tedeschi per i film di Werner Herzog, con in più pezzi inediti e brani rappresentativi della loro anima più ambient e diafana – pur considerando la scelta programmatica dell’uscita in occasione del decimo anniversario dalla morte di Florian Frick.

Tutto questo naturalmente attenendoci a ciò che “accade” nel ‘Planet Side’, ovvero nel primo cd della compilation, perché la seconda parte – il ‘Cosmic Side’ – comprende tutta una serie di rielaborazioni dei loro brani, ad opera di artisti che, in qualche modo, hanno (o hanno avuto) certamente a che fare con la musica dei P.V. (difficile dire in realtà chi non ne abbia avuto – oggi – in ambito elettronico: Aphex Twin compreso). La lista comprende, fra gli altri, Mouse on Mars, Stereolab, Thomas Fehlmann, Mika Vaino e Peter Kruder.

Nel totale,  la prima parte riassume – come già accennato – il lato più “intangibile”, se possibile, dei Popol Vuh, prendendo quindi tanto da colonne sonore di alcuni dei capolavori di Herzog – come nel caso di Aguirre I Lacrima di Rei – quanto dalla loro migliore discografia – Affenstunde e In den Garten Pharaos. Sono gli episodi rappresentativi del filone new-age/ambient a dominare, con esempi pure del percorso ‘cosmico’ della loro carriera (Ich mache einen spiegel, Nascita), sempre comunque nella coerenza filologica relativa al lato più meditativo ed etereo dell’ingente produzione trentennale.

Il secondo cd propone invece remixes di alcuni dei brani già presenti nel Planet Side, con l’aggiunta di altri classici, secondo un’attitudine alla manipolazione perfettamente in linea con l’atteggiamento caratteristico dei casi specifici: detto in soldoni, il volto glitch meno abrasivo di Vainio (Nachts Schnee), il downtempo/lounge di Kruder (Aguirre), la dub-techno di Moritz Von Oswald (Garten Pharaos), l’IDM dei Mouse on Mars (Through Pain to Heaven), il neo-kraut degli Stereolab (Hosianna Mantra), e l’ambient/minimal di Thomas Fehlmann (Schnee).

Una raccolta, 1970-1999, che racchiude dunque in maniera egregia l’indole extracorporeo-musicale dei Popol Vuh, unita all’aggiornamento in chiave elettronica/contemporanea della loro anima più esotica e mistica. A ben vedere, non proprio una semplice operazione commerciale.

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