Perturbazione: Le storie che ci raccontiamo

I torinesi Perturbazione ritornano con Le storie che ci raccontiamo, il disco disilluso e intimo di una formazione che ha fatto il solco nell’Italian grove sotterraneo

Perturbazione

Le storie che ci raccontiamo

(Mescal)

pop, rock

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perturbazione recensione le storie che ci raccontanoI torinesi Perturbazione con Le storie che ci raccontiamo fanno discograficamente otto, e lo fanno con una caratterialità sonora egregia, un passetto pop rock mid cantautorale stirato in dieci brani, una narrazione sul bene e sul male che si avviluppano in eterno odio e amore come un tralice di vita quotidiana.

Un disco che nasce dalla voglie e volontà di dire cose semplici e complesse, e l’ascolto generale è forgiato da una pulizia  elettrica ottima, una poetica amplificata a modo che non disturba, ma che accompagna l’orecchio in un viatico personale guidato dalla bella voce di Tommaso Cerasuolo e da tutto il costrutto ben arrangiato dal resto della formazione, un atteggiamento confidenziale che mantiene la sua portanza “elettronica” già anticipata da quel bel Musica X datato 2013.

Non ci sono più la violoncellista Elena Diana e la chitarra di Gigi Giancursi, ma il viaggio Perturbazione va avanti spedito, il disco viene registrato a Londra ai Tilehouse Studios e tutto il suo condensato di riflessioni e storie sono riversate anche nelle partecipazioni di guest di livello, come i tasti di pianoforte suonati da Massimo Martellotta dei Calibro 35, Ghemon in EverestEmma Tricca che presta la voce nella titletrack e Andrea Mirò in Cara rubrica del cuore, ma è il felpato di Trentenni, il battito ritmato di Io ti aspettavo già e il moto ventilato che fuoriesce dalla bella e battistiana Cinico, che danno lo sprint emozionale a divorare con gusto l’intero tutto.

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Max Sannella
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