Muse: The 2nd Law

The 2nd Law, nuovo lavoro dei Muse, un album annunciato come rivoluzionario, ma che si rivela come piuttosto scontato

Muse

The 2nd Law

(Cd, Warner Brothers)

alternative rock

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muse-the-2nd-lawE’ stato un po’ il tormentone dell’estate quello della svolta dubstep di Matthew Bellamy e dei suoi Muse.

Ascoltando Survival (inno delle Olimpiadi di Londra), il primo estratto da questo nuovo lavoro intitolato The 2nd Law, mi sono sentito alquanto spaesato in quanto il brano in questione mi sembra una banale b-side dell’ultimo album The Resistance.

Ero quindi  molto curioso di ascoltare questo nuovo lavoro dei Muse. La prima traccia Supremacy mi lascia frastornato dal gran che ricorda Kashmir dei Led Zeppelin, o ancora peggio Come With Me di Puff Daddy & Page. Brano di buona fattura, ma solo se non si conoscono i due brani citati precedentemente, altrimenti di questo brano si può solo pensare a una carenza di idee.

La seguente Madness, secondo estratto dall’album dovrebbe essere l’innovativa svolta post-dubstep tanto proclamata da Bellamy, ma risulta niente di più che un brano pop rock che strizza l’occhio anche troppo alla MTV-rotation.

Panic Station, spiazza con sonorità glam anni ’80 alla Queen e sarà sicuramente una hit. Nulla di eclatante ma comunque un brano molto piacevole da ascoltare.

Dopo il già citato Survival, arrivo alla quinta canzone presente, Follow Me e mi chiedo dove sia questa tanto attesa svolta sonora dei Muse. Il brano inizia con atmosfere soft per poi sfogarsi in una cavalcata con la cassa vagamente dubstep che comunque le permette di ergersi fra i brani di punta dell’album.

Animals è una splendida ballad dove Matt riesce ad emozionare veramente, il tutto valorizzato da chitarre che richiamano vagamente il primo Santana.

Già oltre la metà dell’album con i quasi 6 minuti della bellissima Explorers e i suoni sembrano quelli di United States Of Eurasia.

Molte delle critiche che pioveranno probabilmente su questo The 2nd Law saranno probabilmente relative alle dichiarazioni forti rilasciate dalla band relativamente all’innovazione nel sound. Qua suona tutto molto simile al passato e, sinceramente, non è un peccato, perchè questo i Muse sanno e devono fare, pur stando attenti a non cadere nell’autocelebrazione.

Anche Big Freeze richiama fortemente gli anni ’80 e si colloca perfettamente nel filone pop di Starlight, seppure molto meno immediata.

La sorpresa arriva, ma non è nel sound, è nel fatto di trovare il bassista a cantare al posto di Bellamy le successive due tracce, la banalissima Save Me e la più tirata Liquid State caratterizzata da un ritmo molto alla Foo Fighters.

In chiusura due assurdità che la band avrebbe anche potuto evitare: il turntablism dubstep di The 2nd Law:Unsustainable che non fa invidia nemmeno al peggior emulatore di Skrillex e l’ambient/idm di The 2nd Law: Isolated System.

Se questo è il sound futuristico dei Muse, allora preferisco di gran lunga le citazioni e i riferimenti al loro passato che si trovano in alcuni brani.

Tralasciando i brani della cosidetta parte innovativa, anche se innovativa non lo è per nulla, The 2nd  Law è comunque un album piacevole, anche se forse un po’ troppo di routine per una band che proclama di rivoluzionare la musica col nuovo lavoro e invece ci propone un album che suona tutto già sentito.

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