Luca Carboni: Pop-Up

Condivi sui social network:

Luca Carboni

Pop-Up

Sony Music

pop

________________

https://youtu.be/LPwb1kETSt4

 

Luca Carboni- Pop-UpLa maglia del Bologna, sette giorni su sette. Passano gli anni, si moltiplicano i disegni, gli appunti, le registrazioni. È invecchiato Luca Carboni, e noi con lui. Ma sotto quei capelli grigi si nasconde il ragazzino un po’ trasandato e vagamente nerd del Festivalbar che ha saputo conservare il solito spirito di uno sbarbatello che però ora ha tanta, tanta esperienza. Non vedevo l’ora di ascoltare il suo nuovo album, Pop-Up, e finalmente eccolo a me.

Scarto il titolo: Pop e Up. Come i libri per bambini che quando li sfogli le pieghe nascoste tra le pagine danno magicamente vita a origami 3D, come le finestrelle che si spalancano una dietro l’altra sul desktop, come un pop, nel senso del genere musicale nel quale Luca ricomprende qualsiasi tipologia di musica purché riesca in qualche modo a risultare erga omnes, che cerca di spingersi in su, quasi a rincorrere la distanza di un ciclista che si stacca dal gruppo.

Adesso guardo la copertina: con la testa troncata, gli occhiali da mosquito e il giacchetto di pelle col colletto che si abbottona mi ricorda Richie Sambora e questo mi mette di buon umore. Una coincidenza che mi fa sorridere è che, spulciando i credit come sono solito fare, mi accorgo che tra i musicisti che hanno lavorato a questa produzione c’è anche Tim Pierce (chitarrista già sentito con Bon Jovi, Bruce Springsteen, Michael Jackson e altri ancora).

Una delle cose che ho sempre apprezzato di Luca Carboni è la sua storica capacità di saper affiancare a un melting pot di brani coraggiosissimamente anticonvenzionali qualche pallottola commerciale riuscendo sempre e comunque a mantenere la sua identità e una certa integrità stilistica. Piacciano o meno, pezzi come Mare Mare o Ci Vuole Un Fisico Bestiale sono dei tormentoni che fanno da contrappunto a partiture intransigenti come Persone Silenziose o Gli Autobus Di Notte che non potrebbero esistere altrimenti se non in produzioni indipendenti da birrificio, o forse neanche.

L’album è stato registrato tra Bologna e Los Angeles tra il dicembre 2014 e l’agosto 2015, “una canzone alla volta man mano che questa fosse completamente finita come scrittura e convincesse sia me che il produttore Michele Canova Iorfida”.

E’ un metodo di lavoro interessante, un po’ come costruire una casa senza seguire un progetto ma semplicemente realizzando una stanza ogni tanto quando arriva la fulminazione giusta. Alcune regole di base sono obbligatorie ma, una volta rispettate quelle, potrebbe venir fuori un appartamento come una villetta, un palazzo come un grattacielo o ancora un loft come un monolocale o una mansarda come una cantina. Una set-list “alla moda dello chef”, ma senza utilizzare gli avanzi del frigo.

Il Lego si apre con Luca Lo Stesso, il primo singolo che già da qualche settimana sta imperversando nelle radio, cui seguono altri dieci brani che qui non commenterò uno a uno per preservarne la dignità.

Si parla del tempo, di Dio, di una Milano irraggiungibile o forse intangibile, della confortevolezza di una Bologna sotto i cui portici ci si perde o ci si salva, e poi ancora di amore, sì sì di amore. E’ bello scrivere la parola più abusata nella storia dell’arte quando si parla di Carboni, uno che le parole non le ha mai sprecate.

Il sound è anni Ottanta, è moderno, è nostalgico, fa ballare, rilassa, curva sul soul, è pieno di elettronica, è un po’ scevro di musica vera e probabilmente questo è il suo miglior pregio e il peggior difetto. E’ stata una scelta ben precisa quella di assoldare più sequencer che musicisti, che peccato per fortuna.

L’ultimo mattone, il tetto di questa casa bella e finemente arredata, si intitola Invincibili e non ha arrangiamento. E’ un velux che ci permette di sbirciare tra le mura portanti e i tramezzi, ed è un ulteriore regalo inatteso. Luca dice che il suo testo riassume un po’ tutto il significato del disco, L’amore che ci da forza, coraggio, il potere di produrre cambiamento, di difenderci dall’odio e combatterlo. In fondo per me che scrivo canzoni, l’unica vera, grande arma a disposizione è proprio la possibilità di sparare canzoni d’amore… A ripetizione”.

 

Gli ultimi articoli di AGab

Condivi sui social network:
, ,