Logrind: Overcome

I Logrid ci fanno assaporare i dialoghi delle loro due chitarre in salsa post grunge e alt rock; Overcome è il loro esordio

Logrind

Overcome

(Areasonica Records)

rock

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LOGRIND_OvercomeDopo alcuni EP e numerose esperienze dal vivo esce Overcome, primo album dei Logrind, su etichetta Areasonica Records.

Sconfiggere, superare le barriere che la nostra società ci impone, oppure sopraffare sono le traduzioni dall’inglese. L’album, sin dalla Terra in copertina offuscata dall’egoismo e noncuranza dell’umanità e minata da guerre e sofferenze, intende infatti mostrare la voglia di rivalsa della band e i temi trattati.

La formazione sarda miscela sapientemente vari ingredienti servendo sul piatto un godibile pop rock dalle influenze brit e classic ’90s, anche se chiare sono le pulsioni di un alternative post-grunge d’inizio nuovo millennio, molto più melodico e meno marcato dallo spirito ribelle che aveva contraddistinto i gruppi di quel movimento nato a Seattle, negli States, circa dieci anni prima. Suoni distorti e rabbiosi che varcarono l’Atlantico e raggiunsero la vecchia Europa influenzando profondamente numerose band anglosassoni, fra cui i Bush.

Tra i primi esempi di post grunge/alt rock in cui i fraseggi chitarristici avevano un approccio più cool, meno ruvido e in generale più melodico, è proprio alla creatura di Gavin Rossdale che mi sento di accostare maggiormente i Logrind, nonostante la voce di Andrea Carmelita si discosti abbastanza, pur mantenendo una sua peculiarità, da quella tendenzialmente più monocorde ed espressiva del buon Rossdale.

In Overcome sono da assaporare soprattutto i dialoghi fra le due chitarre, Gianluca Macis e Alessandro Dalla Palma, notevoli nell’impreziosire ogni passaggio chiave. Una batteria solida e precisa, quella di Fabrizio Foglia, unita al basso diligente e mai fuori dalle righe di Omar Lampis, forniscono il giusto passo a ciascun episodio. Un disco che spicca per la cura del suono tramite una ricerca paziente e approfondita, un lavoro certosino che conferisce un ulteriore tocco di classe dal gusto internazionale, anche grazie alla (azzeccata) scelta di cantare in inglese.

Pur non brillando di luce propria, Overcome riesce nell’intento di convincere e farsi apprezzare sotto ogni punto di vista, ma il futuro necessita di maggior coraggio.

 

 

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John Tag
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