Kaiser Chiefs: Start The Revolution Without Me

I ragazzi di Leeds ritornano con il quinto album in studio, per riscattare il passo falso dell'ultima uscita discografica e ritrovare il successo degli esordi

Kaiser Chiefs

Start The Revolution Without Me

(CD, Fiction/Cooperative Music/Downtown)

indie-rock

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kaiser-chiefs-start-the-revolution-without-meCome i Radiohead, ma non proprio. Infatti, se la band dell’Oxfordshire aveva messo in vendita online nel 2007 l’album In Rainbows e aveva lasciato decidere ai fans quanto pagarlo, i Kaiser Chiefs hanno invece annunciato l’uscita di The Future Is Medieval soltanto due giorni prima, mettendo online 20 brani tra cui sceglierne la metà per costruirsi un proprio album personalizzato (anche nella copertina), che può essere a sua volta venduto con un guadagno di una sterlina per il selezionatore.

Un’interessantissima operazione di marketing, per risollevare le sorti di una band che dopo il passo falso di Off With Their Heads del 2008 voleva tornare a far parlare di sé, con la consapevolezza che sarebbe comunque impossibile ripetere il brillante esordio di Employment (datato 2005) e il seguente Yours Truly, Angry Mob (risalente al 2007). Da questa idea, i ragazzi di Leeds pubblicano Start The Revolution Without Me, il loro quinto album in studio, destinato principalmente al mercato nordamericano, che contiene tredici tracce, alcune tratte dal precedente lavoro: citato in Cousin In The Bronx, il titolo si rifà al film di Bud Yorkin prodotto nel 1970, una commedia che fa il verso alla Rivoluzione francese. Per le tracce già presenti in Future is Mediaval, mi rifarò esplicitamente a quanto già scritto da Fabio Busi, del quale concordo (e riprendo) l’analisi.

Little Shocks è una copia mal riuscita dei Maximo Park, On The Run contiene tre canzoni in una, Heard It Break, la più orecchiabile dell’intero album, rivela sonorità synth-pop vicine non solo agli ultimi Franz Ferdinand, ma anche agli evergreen Duran Duran e ai geniali Depeche Mode. Spazio poi al garage rock di Kinda Girl e a Starts With Nothing, che richiama i Buzzcocks. When All Is Quiet è un brano in pieno stile anni ’60, alla Rolling Stones, ma Cousin In The Bronx è un’inconcludente pastiche di suoni e ritmi. Things Change suona come i Devo o i Talking Heads, il sapore retrò di Man On Mars non mantiene un’orientamento coerente e confonde. Inaspettato il rock’n’roll tipo Strokes di Problem Solved, fresco il brit-pop di Can’t Mind My Own Business, grigia e incompiuta la beatlesiana Child Of The Jago, perché sciaguratamente priva di un coro che avrebbe fatto la fortuna di questo brano. Si chiude con l’acustica If You Will Have Me, in stile Kinks, capace di regalare archi emozionanti, anche se piuttosto noiosa.

Certo, sono lontani i bei tempi per i Kaiser Chiefs, quando la sorprendente Every Day I Love You Less And Less guardava tutti dall’alto delle classifiche europee, e più recentemente quando l’ottima Ruby li confermava come realtà dell’indie-rock internazionale. Comuque, Ricky Wilson e soci non smettono di regalare freschezza e vivacità al genere, rivelando in Start The Revolution Without Me un eclettismo sconosciuto, derivato da una grande voglia di cimentarsi in qualsiasi cosa sia musicalmente inteso: a volte, però, il risultato è confuso, si sentono melodie già note, si avverte il peso troppo forte dell’elettronica e traspare un senso di incompiutezza in alcuni brani che potrebbero sicuramente dare molto di più.


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Marco Buccino
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