Julie’s Haircut
Invocation and ritual dance of my demon twin
(Rocket recordings)
Avanguardia, psichedelia
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In attività da oltre un ventennio, i Julie’s Haircut, si sono sempre contraddistinti per un’attitudine indie psichedelica che molto si discosta dalle mode del momento, preferendo lasciare un’impronta duratura invece che raggiungere un facile ma effimero successo.
Invocation and ritual dance of my demon twin, nuovo lavoro della band, si candida già ad essere uno dei migliori album dell’anno e vede raggiungere l’apice di un percorso evolutivo che sembra abbandonare sempre più il formato canzone degli esordi.
Sicuramente non di facile ascolto, l’album inizia con Zukunft, traccia ipnotica e psichedelica di oltre 11 minuti degna del periodo più onirico degli Ozric Tentacles.
The Fire Sermon, trascinata da un mantra di percussioni, porta in una dimensione totalmente psichedelica (oserei dire quasi alla Syd Barrett) che si abbandonerà nella successiva Orpheus Rising, tinta di atmosfere free jazz che ricordano vagamente i Soft Machine.
Quando l’album sembra avere preso una direzione, tutto si stravolge con l’acidità distorta della quarta traccia Deluge.
L’album procede a tinte sempre più oscure e visionarie con Salting Traces e con l’eterea Cycles, prima di permearci completamente di una psichedelica sempre più lisergica con Gathering Light.
Koan chiude in maniera egregia un lavoro molto curato che lancia definitivamente i Julie’s Haircut fra le band più interessanti ed ispirate degli ultimi anni.
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