FM Belfast: I Don’t Want To Go To Sleep Either

Vi piace ballare brani odierni dal non troppo vago sapore anni '80? Questo è il disco per voi. Vi piace ascoltare musica? Questo non è il disco per voi

FM Belfast

I Don’t Want To Go To Sleep Either

(Cd, Morr)

elettro-pop

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FM Belfast- I Don't Want To Go To Sleep EitherNell’ormai lontano 2007, durante l’Iceland Airwaves Festival, si erano presentati con Lotus (che altro non è se non un’interessante revisitazione di Killing In The Name Of dei Rage Against The Machine), brano accolto molto calorosamente dal pubblico indielettronico del vecchio continente (ma con una certa freddezza dal sottoscritto e da qualche facinoroso fan dei RATM). Dopo un anno, siamo nel 2008, esce per la World Champion Records How To Make Friends, disco che continua ad esaltare gli indiefighettini amanti del dancefloor ma che lascia a più di una persona l’amaro in bocca.

Dopo tre anni gli FM Belfast, trio proveniente dalle gelide lande islandesi, propongono al grande pubblico il loro secondo full-length I Don’t Want To Go To Sleep Either che, se da una parte segue la falsa riga del precedente lavoro, d’altra parte denota i progressi che la band ha compiuto nell’armeggiare con i synth e nella costruzione degli arrangiamenti.

Non metto in dubbio il fatto che questo disco possa piacere a migliaia di giovani anoressici occhialuti con la passione per gli skinny jeans, ma per quanto mi riguarda le intenzioni di questa release sono state anticipate più di trent’anni fa dai New Order, motivo che di per se basta a farmi passare la voglia di ascoltare l’album dopo i primi tre brani. Ma per carità, questo disco non è brutto.

La produzione è ottima, i pezzi carini ci sono (We Fall e Noise sembrano due smeraldi tra la neve), e anche gli arrangiamenti sono validi (impossibile non apprezzare gli intrecci tra synth, archi e armonie vocali); resta però il fatto che la prima cosa che promani da suddetto disco altro non sia che una sterile e patinata folata d’aria fredda islandese. Non solo i New Order all’epoca potevano essere una novità, ma riuscivano anche a sviscerare una carnalità (per quanto sintetica) tipicamente post-punk, figlia del declino di una città industriale come Manchester.

Non bastano insomma una base in 4/4, kraftwerkiani beat sintetici e melodie pop per fare un buon disco elettro-pop, sarebbe troppo facile. Bisogna anche comunicare qualcosa. E va bene che gli FM Belfast vengono dall’Islanda, ma sappiamo anche che loro connazionali come Bjork e i Sigur Ros ci hanno costruito su un impero cantando (ma soprattutto musicando) le gelide emozioni che si possono provare su quell’isola.

No, a mio parere non è proprio sufficiente.


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Stefano Ribeca
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