Afterhours + Il Teatro Degli Orrori: recensione concerto a L’Aquila, 19 maggio 2012

Musica per L’Aquila, per non dimenticare quello che è stato ma, soprattutto, quello che c’è ancora da fare. Un duplice spettacolo di rock pe(n)sante e pura energia nel ventre della città ferita dal terremoto di tre anni fa, in un giorno che più triste non si potrebbe

Afterhours + Teatro Degli Orrori

L’Aquila, Piazza Duomo, 19 maggio 2012

live report

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Quello che segue non sarà un live report come tutti gli altri, intriso com’è dal sapore acre delle lacrime, della sofferenza e dell’inquietudine che il vile attentato di Brindisi si porta appresso. Se è vero che non si può essere seri a diciassette anni come scriveva Arthur Rimbaud (e cantato dai Têtes de Bois), è altrettanto sacrosanto che non si può morire a sedici andando a scuola, dilaniati da una bomba senza un perché. “Abbiamo avuto il dubbio se suonare o meno stasera – dirà Manuel Agnelli sul palco – ma noi dobbiamo dare un segnale: non bisogna rimanere chiusi in casa”.

Non può essere un racconto come un altro anche perché questo concerto, voluto dagli Afterhours e subito condiviso anche dal Teatro degli Orrori, nasce per un’esigenza particolare, ovvero riaccendere i riflettori su una città che da tre anni a questa parte ha smesso di splendere di luce propria, ammantandosi di buio e silenzio. Una città devastata da un terremoto violentissimo, resa completamente inaccessibile ai suoi stessi abitanti, spalmati a forza di ordinanze governative sul territorio all’interno dei diciannove insediamenti del mai troppo deplorato progetto C.A.S.E., veri e propri quartieri dormitorio in cui simulare una parvenza di vita privi come sono di servizi e spazi sociali. Una città d’arte bellissima e misconosciuta in cui ancora oggi, se si escludono alcuni importanti assi viari nuovamente percorribili da auto e pedoni, il centro storico risulta praticamente off limits e presidiato dai militari in mimetica. Che poi io a L’Aquila ci sia anche nato questo, se possibile, non fa altro che aumentare il senso di disagio che mi porto dentro.

Arrivo che sono quasi le otto di sera. In Piazza Palazzo, sede puntellata e inagibile del comune, si è appena concluso il presidio per la legalità organizzato in tutta fretta tramite sms e social network dopo i fatti di Brindisi. Il corso brulica di ragazze e ragazzi che sciamano sorridenti apparentemente senza una meta. Tanti i bar aperti, tanti i tavolini posti sul selciato di sampietrini; la strada si rivela come una ininterrotta e magmatica discoteca en plein air dove suoni diversi si mescolano confusamente diffondendosi tra la folla fin nei vicoli oscuri. A proposito di musica, Piazza Duomo è lì a due passi, splendida nella sua leggera pendenza, ferita nei suoi simboli sacri e profani. In epoca a.T. (ante terremoto) rappresentava il centro del mondo aquilano, il luogo dove tutto avveniva, il mercato quotidiano, gli incontri di lavoro, gli accordi politici, gli appuntamenti amorosi, e dove si passava almeno una volta al giorno anche solo per cercare di appurare fatti e misfatti cittadini. Oggi i suoi muri, le sue scalinate, le sue cabine telefoniche sono tratteggiate di stoffe e uncinetti colorati dell’iniziativa “Mettiamoci una pezza. Una città ai ferri corti” dell’associazione Animammersa.

Il palco, come da tradizione, è in fondo, nella parte bassa della piazza, posto proprio davanti al tendone bianco con la scritta “RICOSTRUIAMOLAQ” che in era p.T. (post terremoto), invece, oltre ai palazzi e alle chiese puntellate, è diventato parte integrante dell’arredo urbano, punto di ritrovo dell’assemblea cittadina, ovvero la variegata galassia di associazioni sorte all’indomani del sisma con lo scopo di promuovere un coinvolgimento diretto ed una partecipazione attiva della popolazione nei processi decisionali di ricostruzione della città. Ma di riunioni, ordini del giorno e votazioni oggi non se ne parla. Stasera la piazza invoca e chiede soltanto musica; ed è quella che avrà.

Quando Pierpaolo Capovilla e soci si materializzano davanti alle oltre cinquemila persone assiepate sul sagrato sono da poco passate le 21. Le prime parole sono per L’Aquila e per Melissa, la ragazzina morta nell’esplosione di Brindisi, “un’eroina civile in questo triste Paese”. L’avvio è una frustata di sana energia con ben sette brani su nove prelevati direttamente dall’ultimo lavoro della band, Il Mondo Nuovo. La scaletta sibila veloce come una saetta, ricalcando quasi pedissequamente quella proposta nel concerto teramano dello scorso 30 aprile. C’è poco da dire; per qualcuno saranno pure a volte eccessivamente sopra le righe e vagamente monocordi, ma il Teatro Degli Orrori oggi rappresenta senza dubbio una delle realtà imprescindibili della scena rock italiana. Dopo aver salutato tra il pubblico i rappresentanti del Teatro Valle occupato di Roma, e quelli di altre realtà (r)esistenti nel resto d’Italia, dopo oltre un’ora e un quarto di scuotimento selvaggio, Pierpaolo Capovilla saluta tutti sulle note finalmente pacificate de La Canzone Di Tom, lasciando la platea aquilana orfana del bis.

Cambio palco non dei più brevi e alle 23 circa gli Afterhours mettono subito le cose in chiaro aprendo il live set proprio con la splendida Padania, la title track del loro ultimo lavoro da studio. Un avvio dolcissimo e struggente, così come si rivelerà gran parte del concerto, capace di evocare suggestioni fortissime e dolorose, al contrario della performance precedente, tiratissima, rabbiosa e forse proprio per questo emozionalmente anestetizzante.

Ascoltare, infatti, la tagliente Sulle Labbra con le luci rosso inferno ad illuminare il Duomo sventrato alle spalle del palco, oppure la lisergica, monumentale e sonica versione di Bye Bye Bombay con quel verso che è già entrato di diritto nella storia della musica italiana (“…io non tremo ma è solo un po’ di me che se ne va…”) ma che qui, dove la terra ha tremato davvero, acquisisce tutto un altro significato, soprattutto se a gridarlo è una platea in cui c’era chi, durante quella maledetta notte, oltre a perdere qualcosa di sé, ha lasciato pure qualcuno degli affetti più cari; oppure ancora l’evocativa, lancinante e conclusiva Quello Che Non C’è volgendo le sguardo verso quella città che non c’è (più), sperando in un’alba che arriverà, o forse no, perché a volte ciò che sembra alba non è; ascoltare tutto questo in un contesto vuoto e vacuo come quello in cui si era immersi, è stata una delle sensazioni più alienanti ed allo stesso tempo coinvolgenti che abbia mai vissuto.

Oggi, ad amplificatori spenti e ad emozioni ben riposte in fondo al cuore, sarebbe opportuno che L’Aquila non torni nell’oscurità fino al prossimo evento. Perché questa città ha diritto e voglia di riappropriarsi definitivamente dei propri spazi perduti, dei propri riti quotidiani. E ne ha così tanta voglia che alla scritta anonima “L’Aquila è morta” apparsa sui muri del corso, una mano altrettanto sconosciuta ha risposto “Zìeta è morta”, ovvero è tua zia che invece è trapassata a nuova vita. Con questo spirito, ce la possiamo fare.

Track list Teatro degli Orrori

Rivendico, Non Vedo L’Ora, Per Nessuno, Skopje, E’ Colpa Mia, Pablo, Doris, Monica, Ion, E Lei Venne!, Compagna Teresa, Io Cerco Te, Il Turbamento Della Gelosia, La Canzone Di Tom

Track list Afterhours:

Padania, Terra Di Nessuno, La Verità Che Ricordavo, Male Di Miele, Costruire Per Distruggere, Spreca Una Vita, Sulle Labbra, Ci Sarà Una Bella Luce, Ballata Per La Mia Piccola Iena, E’ Solo Febbre, Bungee Jumping, Il Paese è Reale, Bye Bye Bombay

1st encore:

Lasciami Leccare L’Adrenalina, Dea, Voglio Una Pelle Splendida

2nd encore:

Pelle, Quello Che Non C’è


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Ivan Masciovecchio
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