Cathedral: The Last Spire

In pieno stile doom, i Cathedral hanno preannunciato la loro fine nel 2011. Il canto del cigno uscirà il 30 aprile e s’intitola The Last Spire. Crepuscolare chiusa, per tutti i detrattori degli happy endings

Cathedral

The Last Spire

(CD, Rise Above records)

doom metal

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Cathedral- The Last SpirePer capire chi sono i Cathedral bisogna pensare al doom metal, di cui essi sono pionieri.

Prendendo la lezione dei Black Sabbath e Pentagram prima e di gruppi come i Candlemass dopo, hanno portato la cupezza e la saturazione di suoni a un livello superiore.

Come disegnare a matita una scena notturna. Se vi sembrerà decadente e cupa così, ripassando il tutto con un pennarello indelebile nero ne vedrete decisamente risaltare i contrasti.

Il gruppo, fondato da Lee Dorrian, già cantante dei Napalm Death, ha deciso di sciogliersi già nel 2011. La scelta sembra serena, visto anche il saluto affettuoso che campeggia sulla pagina Facebook del gruppo.

Come dichiarato dallo stesso frontman, si è realizzato così il suo sogno di chiudere l’esperienza con un circolo perfetto, evitando unitili lieto fine (o decadimenti inevitabili, aggiungerei io).

Il brano d’apertura di The Last Spire è Entrance To Hell. Gracchiare di corvi, voci e scampanellii. Un suono sale, mentre una voce ripete “Bring out your dead!”. Il suono sovrasta i rumori ambientali, diventando ossessionante. La voce continua a ripetere la sua esortazione, e la scena che si costruisce di fronte ai nostri occhi è quella della routine alienante di questo guardiano, circondato da disperazione e una fine pioggia battente.

Basterebbe questa descrizione a dare la misura dell’intero album, formato da 8 tracce medio-lunghe (molte superano i 7 minuti).

Questo lavoro è soprattutto evocativo. Gli elementi che lo caratterizzano sono l’acqua e le tenebre, come ben sintetizza la seconda metà della bellissima This body, thy tomb.

I brani, se pur lunghi, sono inframezzati da descrizioni sonore (oltre all’intro, The Last Laugh). Ma è l’evoluzione naturale di ogni traccia a rendere il lavoro pienamente godibile.

Fa piacere vedere un artista, o gruppo, che sceglie il momento di fermarsi, chiudendo 24 anni di carriera con la consapevolezza di aver dato il meglio ed aver evitato inutili strascichi.

Questa è sicuramente una decisione che lascerà male i fan, forse abituati all’idea ormai.

Sono le stesse dichiarazioni di Lee a dare speranza: “never say never”. In altre parole, se avremo qualcosa di altrettanto meritevole da condividere, riprenderemo da dove abbiamo interrotto.

 

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Dafne Perticarini
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