Paul Weller: Wake Up The Nation

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Paul Weller

Wake Up The Nation

(Cd, Island)

rock

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Paul Weller: Wake Up The NationPaul Weller, The Godfather of Mod, torna col nuovo Wake up the Nation e applica alla lettera i dettami modernisti, dando una prova di forza energia e vitalità mostruose.

Già, a pensarci bene in che cosa si sostanzia il mod-style se non vivere in avanti spingendo sull’acceleratore, non farsi fregare dalla nostalgia o dal confort offerto da una comoda rendita di posizione?

Mr. John William Weller  – arrivato alla soglia dei cinquantadue anni – potrebbe farlo: la sua fama e la sua reputazione, soprattutto in UK glielo consentirebbero.

Dietro le spalle ha una carriera leggendaria e una pletora di figliocci artistici più o meno riconosciuti, imitatori, adoratori e qualche inevitabile nemico.

Ma soprattutto la capacità di creare – a partire dalla metà degli anni ‘90 con alcuni album di grande spessore (Stanley Road ed Heavy Soul su tutti) -, il perfetto paradigma di un certo sound, una mirabile sintesi tra il rock britannico degli immancabili sixties ed il soul ed il rhytm ‘n blues dell’età d’oro di Stax, Motown ed Atlantic.

Ora, complice il produttore Simon Dine, non c’è quasi più traccia di quel timbro: il lavoro precedente, 22 Dreams, anticipava chiaramente il nuovo tratto stilistico.

Ma al contrario di 22 Dreams, che era un lungo (forse troppo ?), viaggio onirico tra atmosfere bucolico-pastorali, intramezzi futuristi, kraut- rock, tango (!) e ovviamente una dose di classic Weller sound, Wake Up the Nation è nervoso, urbano a tratti quasi claustrofobico ed ossessivo.

Canzoni brevi, succinte e acerbe, condite da arrangiamenti avant-garde e da strumenti che fanno irruzione per poi rientrare nei ranghi.

I fans della prima ora potranno storcere il naso: No Tears No Cry fa pensare a Roy Orbison,

altre tracce rimandano curiosamente alcuni lavori di Stan Ridgway e dei Wall of Voodoo. In altri brani sembra di immergersi nel wall of sound degli Arcade Fire …

I testi tornano a pungolare: sollecitazioni al risveglio della fibra morale della nazione ed invettive contro establishment politico, ma questa in realtà non è una novità anzi piuttosto un leit-motiv del periodo Style Council.

Ospiti singolari: il vecchio Cattini e l’amico ritrovato Bruce Foxton ex Jam (maestoso il suo basso in Fast Car – Slow Traffic).

Si chiude con una dedica agli “absent friends”: John Weller, Pat Foxton e R. Kirby (produttore dell’album Heliocentric del 2000, già produttore di Nick Drake).

Non siamo di fronte ad un capolavoro, ad alcuni mancherà il suono familiare e rassicurante di Stanley Road, ma l’eterno ragazzo di Woking ha fatto di nuovo centro.

Non fosse altro per la sua capacità di reinventarsi e di mettersi in discussione, è almeno una spanna sopra i musicisti della sua generazione.

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