Music for Eleven Instruments: intervista con Salvatore Sultano

Music for Eleven Instruments è il progetto one man band di Salvatore Sultano, polistrumentista siciliano, che porterà il suo disco in tour con un piccolo aiuto dei suoi amici

Ho sempre considerato il disordine una forma di creatività entropica, un sistema per far incontrare elementi che altrimenti non sarebbero mai venuti a contatto tra loro. Così mi immagino la casa di Salvatore Sultano, aka Music for Eleven Instruments, il Mike Oldfield di Gela, un luogo dove regna un piacevole caos musicale, che lui è riuscito magnificamente ad organizzare in dieci brani (peccato, perché non undici?). La musica di Business is a sentiment è piacevolissima, ben suonata ed arrangiata, e ad ogni ascolto è possibile scoprire qualcosa di nuovo. Se dovessi collocarlo in un genere musicale lo metterei in un bel pop/rock intelligente, accanto agli A Toys Orchestra.
Dall’ascolto si intuisce che Salvatore ha un ottimo background musicale, sia classico che rock, e probabilmente buone nozioni di musica popolare, dal quale attinge e si ispira per le strutture ed i suoni dei suoi brani.
In attesa di vederlo in azione su un palco, gli pongo alcune domande.

Rockshock. Ci puoi spiegare il metodo di registrazione che hai adottato per Business is a sentiment?

Salvatore Sultano. Ho utilizzato un Pc (Toshiba) di vecchia data con la seconda versione di Cubase installata abbinato ad una scheda audio esterna (Edirol ue 1000), delle casse studio (Alesis) e un microfono a condensatore. Per il resto non ho adottato un vero e proprio metodo, ho seguito l’istinto e la creatività mettendomi completamente a disposizione del sound che la mia fantasia richiedeva. Scrivevo e registravo delle canzoni che in fase di arrangiamento suonavano grezze, ma dopo averle realizzate mi son aiutato con l’esperienza che ho appreso nel tempo in studio e di tanta buona volontà.

Rockshock. Quanto è durato il processo creativo, composizione delle musiche e scrittura dei testi?

Salvatore Sultano. Devo ammettere che in pochi mesi (3 o forse 4) avevo scritto più di 20 canzoni, testi e musica. Altri 4 mesi sono stati poi necessari per la realizzazione vera e propria del disco, ma quando ho comiciato a comporre non era questa l’intenzione. Inizialmente infatti il progetto era quello di mettere sù degli spettacoli per scuole elementari e medie. Solo successivamente mi sono reso conto che stavano uscendo fuori delle belle canzoni e abbastanza numerose da poterci fare almeno un buon disco. E cosi siamo qui.

Rockshock. Come hai pensato di affrontare la dimensione live?

Salvatore Sultano. Con il mio vecchio progetto “Flugge” ero abituato a live in cui suonavo per quasi tutte le canzoni tastiere e chitarre e in più cantavo, quindi ho pensato che se riuscivo a trovare altri tre polistrumentisti saremmo riusciti a rendere il live molto simile al disco.

Rockshock. Chi ti aiuterà a suonare tutti questi strumenti?

Salvatore Sultano. Dopo essermi convinto a registrare questo disco e ormai ero in dirittura d’arrivo ho pensato che sarebbe stato bello poter mettere su un live. Allora ho contattato gli Hc-b: sono miei cari amici, musicisti che stimo molto e con i quali ho anche collaborato in passato come chitarrista e con i quali collaboro tuttora come fonico ai loro concerti. Gli esposi quello che avevo fatto fino a quel momento, loro apprezzarono e si misero subito a disposizione. Si è formata così la formazione attuale del gruppo con il quale giro la Sicilia da maggio: Riccardo Napoli(batteria e varie percussioni), Salvo Fichera (basso,chitarra,mandolino,voce), Federico Laudani (chitarra) ed io (sinth, chitarra acustica, mandolino e voce).

Rockshock. Le tematiche che affronti sembrano molto legate alla tua terra, è difficile vivere e suonare a Gela?

Salvatore Sultano. Dici bene, i testi si riferiscono al contesto in cui “vivevo”, visto che da quasi un’anno mi sono trasferito a Catania. Gela è un paese abbandonato a se stesso dove l’unico interesse è rappresentato dal business della raffinazione del petrolio, dal quale traggono guadagno cosche, politici e imbecilli che per 1000 euro al mese preferiscono uccidere il loro futuro e quello dei loro figli, trasformando il paese in un incubo dove il tasso di malformazioni, tumori e suicidi sale di anno in anno. Suonare è praticamente impossibile, la maggior parte dei ragazzi vanno via subito dopo essersi diplomati per continuare gli studi o per andare a lavorare altrove.  A Gela restano solo delinquenti e amici degli amici.

Rockshock. Nel 2007 speravi in più posti per suonare per i giovani a Gela, è cambiata la situazione?

Salvatore Sultano. Nel 2007 ebbi modo di realizzare a Gela, insieme al mio caro amico Fabio Aquilino, la rassegna musicale “Fancy canned good’s”, ma da quando ci cacciarono dal tropico med (locale che ospitava la rassegna) non è stato più possibile fare niente del genere dato che a Gela non ci sono strutture adatte per ospitare concerti e soprattutto non c’è la volontà da parte di chi li gestisce.

Rockshock. Per tutto novembre siete impegnati in un tour nel sud, avete date che vi porteranno nel freddo nord?

Salvatore Sultano. Credo che per questo giro non sarà possibile raggiungere le parti alte dell’Italia ma ci stiamo già lavorando per febbraio 2011.

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Antonio Viscido
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