Mole Moon Walktet: Manuale per funamboli

I Mole Moon Walktet con Manuale per funamboli, portano la pressione atmosferica e fisica alle stelle, un disco energetico e caldo che trasporta con se tutte le gradazioni della buona musica senza età anagrafica
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Mole Moon Walktet

Manuale per funamboli

(ReddArmy)

funk, fusion

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mole-moon-walktet-manuale-per-funamboliGoliardici, fantasisti, giocolieri di suoni con la testa ben ancorata al corpo. Questi i Mole Moon Walktet al comando del musicista bellunese Mole, una formazione che sicuramente sarebbe stata brodo di giuggiole nei declivi degli anni Sessanta/Settanta, di quelli visionari e sempre in “orbita”, ma che anche ora fan la sua bella e porca figura con il secondo disco, Manuale per funamboli, un moto sonoro tutto da ballare e da ascoltare con immaginarie luci strobo, viaggi inter-mentali nell’America capovolta dei jeans stretti, camicie di lamè argentato e pensieri decapottabili, con chiaramente un loud a palla di quello a rischio sfratto.

Ma non solo cavalcate yankee, anche friccicori latin stretti stretti da balera tricolore Voi non sapete cos’è l’amore, Il palinsesto, il lentone sensuale Lo sposaliscio o lo shuffle Motown style che Cinemomowa elargisce a pieni accordi, un disco ampio di quattordici brani che girano autonomamente come un destino colorato che sperimenta pulsioni e caldi ricordi con più che degna rappresentanza.

Un disco jam per una jam band affascinante e dal sangue caldo, storie e ritmi che circuitano un senso afroamericano di grande familiarità, una contrattura sonora che è anche esperienza palpitante all’ascolto e che conosce perfettamente la strada per raggiungere e toccare il move it e il cuore di chi presta attenzione.

Stupendo l’hard-funk che sbatte Mi piaci se taci, l’apertura ai pompaggi balcanici Blu elettrico, la botta hard rock venata di Mississippi Megalomanie diffuse e le sincopate soluzioni in levare che esaltano le trame rastafariane di Minimo comune multiplo, in poche e semplici parole uno di quei lavori che ascoltato una volta lo riascolti all’infinito.

 

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Max Sannella
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