Meg canta da sola

Tra canti di cicale, onde del mare e passi nella sabbia, un incantevole percorso musicale, intimo e personale, si dipana tra "...sogno o realtà..." attraverso undici brani, scritti e composti da Meg stessa

Meg

Meg

(Cd, Multiformis/Bmg Ricordi, 2004)

electro-pop

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Dopo aver cantato di ingiustizie e di sfruttamento, inveito, saltellato, sabotato… sovvertito… Meg, al secolo Maria Di Donna, il lato dolce e femminile dei 99 Posse, è scesa dalle barricate regalandoci un disco d’esordio dal titolo omonimo di favolosa bellezza, un Olio Su Tela luminoso nel tocco e vivo di colori.

Fin dalla didascalica foto di copertina, in cui è ritratta nell’atto di tagliarsi i lunghi capelli, taglio fisico e, soprattutto, emotivo con il passato, è tangibile la voglia, quasi l’esigenza, di fermarsi, di rallentare il battito impetuoso dei bpm, per guardarsi dentro e vedere cosa è rimasto. Tra canti di cicale, onde del mare e passi nella sabbia, un incantevole percorso musicale, intimo e personale, si dipana tra “…sogno o realtà…” attraverso undici brani, scritti e composti da Meg stessa (tranne una cover di Senza Paura di V. de Moraes e Toquinho) e disposti nell’album come pezzi di un intricato Puzzle tutto da ricomporre.

Parole Alate, parole che fanno sognare, “…parole fresche, parole come gocce di rugiada…”, fluttuano leggere e leggiadre in una suggestiva dimensione onirica accompagnate dal suono di clavette, wurlitzer, tintinnii di carillon e dall’Orchestra degli Architorti. Parole capaci anche di incendiare, “…che fanno sanguinare…” e che quando arrivano dritte al cuore fanno male, soprattutto se vanno a scavare in Audioricordi che non lasciano spazio a ripensamenti.

Grazie ai loro infernali strumenti di programmazione, Marco Messina (99 Posse, Retina), già con Meg nel progetto Nous, e Carlo U. Rossi, riescono a stemperare i toni eccessivi e ridondanti degli archi, disseminando le tracce musicali di impurità, noizes e loop elettronici, restituendoci un sound moderno e, almeno in una occasione (Sopravvivi), dall’inquietante incedere techno.

Un lavoro, questo esordio caldo e intimista di Meg, che conquista ascolto dopo ascolto, che si fa apprezzare per i suoi toni dimessi ma profondi, per il suo taglio privato ma allo stesso tempo politico, per quell’essere “…terra e pietra, nuvole e vento, plastica e carta, buio e luce, amore e odio…”. E che ci regala una Meg bellissima e splendente di luminosità lunare, una Meg finalmente senza corazza, apparentemente in pausa di militanza, ma in realtà più decisa che mai.

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Ivan Masciovecchio
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