Male Bonding: Nothing Hurts

Esordio col botto per la garage band dei Male Bonding. Che, tra stridii, riverberi, e batteria ossessiva, trasmettono un’energia e una freschezza davvero rari da trovare

Male Bonding

Nothing Hurts

(Cd, Sub Pop)

lo-fi, noise

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male-bonding-nothing-hurtsPer fortuna oggi, in mezzo a fiorellini di pop plasticoso e sterilmente perfetto, progettato senza macchia e senza errore per scalare le classifiche, esistono ancora dei germogli lo-fi, grezzi e sgraziati, ma dotati di un’energia impagabile.  Uno di questi semi, pronto a crescere e a dare i suoi frutti, è Nothing Hurts, l’esordio a bassa fedeltà della band inglese Male Bonding.

Una mezz’ora scarsa di musica densa e imbrattata, suddivisa in tredici canzone sghangherate. Ma, nonostante le prime impressioni, Nothing Hurts non è solo rumore.

Al suo interno si possono distinguere diverse sfumature. Quelle giocose di Weird Feeling, di Nothing Remains e di Pumpkin, nelle quali i Male Bonding si trasformano in una divertita versione lo-fi dei Vampire Weekend; quelle malinconiche di Franklin, un brano agrodolce in cui gli arrangiamenti sporchi servono a creare un’atmosfera rarefatta e sospesa; quelle adolescenziali  di All Things This Way, Nothing Used To Hurt e Pirate Key, dei pezzi punk veloci e casinisti.

E se accanto al concitato college rock di Crooked Scene trova posto il rock duro e paranoico venato di metal di Paradise Vendol, in Year’s Not Long e in TUFF si fa ancora più evidente il contrasto tra gli arrangiamenti fracassoni e martellanti e la linea vocale naive e malliflua, che fa intuire come i Male Bonding, nonostante gli arrangiamenti maleducati, siano in realtà riusciti a sviluppare un buon senso della melodia.

A concludere il disco c’è la bellissima Worst To Come, basilare negli arrangiamenti e immediata nel commuovere. Solo voce, un semplice giro di chitarra acustica e, ad impreziosire l’effetto, i cori puliti e inconfondibili delle Vivian Girls.

Accordi sincopati e batteria imprecisa, riverberi sporchi e giri di chitarra elementari. Ma l’effetto finale è divertente e galvanizzante. Ed è la prova vivente di una sacrosanta verità: la perfezione ha il grave difetto di essere noiosa.

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Sofia Marelli
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