Kaki King: recensione concerto Roma, BlackOut, 7 novembre 2013

Il concerto di Kaki King al BlackOut di Roma è stato davvero magico. 80 divani bianchi, luci "giuste", un'Artista e le sue chitarre: tutto ha contribuito a una serata in cui intimità e confidenza, oltre ovviamente alla buona musica, sono state le piacevoli protagoniste

Kaki King live

Roma, BlackOut Rock Club

opening act: Livia Ferri + Vera

live report

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kaki king live black out roma-sChe Kaki King amasse l’Italia è cosa nota da tempo, con ben 40 date programmate tra il 2009 ed il 2012. Ed è cosa nota l’amore dei suoi fan verso la chitarrista.

Per la data di stasera fra il pubblico serpeggia il dubbio e il timore che si ripetessero i problemi tecnici del recente concerto degli A Place to Bury Strangers. E invece stasera il BlackOut si rifà il trucco: circa 80 divanetti bianchi, per assaporare in relax e al meglio ogni singola nota delle 4 chitarre che Kaki King si porta sul palco, già visibili ad inizio serata. I circa 200 intervenuti troveranno quasi tutti posto seduti e, complice un bel light show, l’atmosfera sarà perfetta per tutta la serata.

Il rapporto chitarra/donna è sviscerato in lungo e in largo in quella che sembra essere una lunga notte della sei corde al femminile: prima di Kaki King hanno suonato Livia Ferri e Vera, due splendide debuttanti. La prima a salire sul palco è Livia Ferri, quella che più stilisticamente si avvicina a Kaki King (e le somiglia pure!): chitarra acustica abbracciata, voce folk e passione che scorre sulle corde. Presenta il suo disco di debutto Taking Care, tra ballate folk e ritmate, dimostrando una discreta tecnica. A seguire, la bella dark-lady Vera, armata di chitarra elettrica, fascino e mistero. Il genere che propone si discosta dalla collega precedente, un post-rock a tinte cupe, ma interessante è il modo di giocare con i loop formati dalla sua voce, producendo bizzarri tappeti sonori. Debutta con un EP.

E infine è il turno di Kaki King. Minuta, simpatica, saluta in italiano, dice di adorare Roma e l’Italia ed ama mangiare i cornetti dopo i suoi concerti nel nostro Paese. Il pubblico ricambia l’affetto con scroscianti applausi e rimane ipnotizzato appena comincia a guardare le sue dita correre sulle corde della chitarra. La maggior parte dei brani sono tratti dal suo ultimo lavoro Glow. Per il brano Fences usa una fretless guitar che produce un suono di qualità e l’impianto del BlackOut ne esce assolutamente promosso. In Bowen Island suona una chitarra costruita e ideata da lei, l’ha chiamata la Regular Guitar, ha dei magneti installati che possono regolare il riverbero delle corde. Il risultato è un’accattivante arpeggio con soundscapes in sottofondo.

Si ritorna all’acustica con l’acclamata Doing the Wrong Thing, brano usato per la colonna sonora del film Into the Wild di Sean Penn, riconosciuta dal pubblico al primo accenno.

Il passato remoto del repertorio viene affrontato con Carmine st., ma il pubblico letteralmente impazzisce per Playing with Pink Noise.

Dopo più di due ore di spettacolo è davvero un peccato interrompere la magica atmosfera che s’è creata in in questo club spesso adibito a discoteca, ma che stasera sembrava un salotto di casa (ben più grande di quello casa mia, in vero), con quell’intimità e confidenza che solo gli amici di vecchia data, con la complicità della musica, riescono a creare.

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Emiliano D_Alonzo
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